Vai al contenuto

Saggio

Il sistema ha fabbricato la paura

Posto fisso, precariato e la sicurezza che si costruisce. Posto fisso o freelance, dove sta la sicurezza.

Filosofia

Leggi il saggio

12 minuti di lettura

In breve

Posto fisso o freelance? La sicurezza dello stipendio che arriva ogni mese è un'illusione, e il precariato del freelance è un problema risolvibile. La sicurezza vera è un sistema che costruisci tu, fatto di clienti che arrivano e di forzieri che ti proteggono quando il flusso rallenta, e la libertà ci poggia sopra.

  • Il posto fisso promette una sicurezza che dipende dall'azienda. L'azienda è un grande freelance strutturato, con le stesse sfide, e quando salta chi sta nella sua pancia si ritrova in mezzo al mare senza aver imparato a nuotare.

  • Il sistema ti vuole bravo quanto basta per essergli utile. Un sistema di sostituibili si controlla, un sistema di insostituibili no, perché gli insostituibili hanno alternative.

  • Il precariato del freelance è un problema risolvibile. Ciò che separa il freelance dal dipendente è la prevedibilità di quello che entra, e le possibilità di risparmio restano tutte.

  • La sicurezza si costruisce con due leve: i clienti e i forzieri. L'acquisizione clienti risolve il problema alla radice, i forzieri proteggono nei periodi di transizione.

  • Il freelance risparmia con le percentuali. Dove il dipendente mette via una cifra fissa, il freelance mette da parte una quota di ciò che incassa, e nel mese a zero non mette niente.

  • Anche con la partita IVA si può ricreare il posto fisso. Se la gran parte del fatturato arriva da due clienti, la struttura è fragile anche quando i numeri sembrano un successo.

Il saggio completo

Il posto fisso è davvero sinonimo di sicurezza?

No. Lo stipendio che arriva ogni mese dà una sensazione di sicurezza, ma dipende da un’azienda che affronta le stesse sfide di un freelance.

Per anni ho pensato di sì. Ho sempre avuto questa concezione: il lavoro fisso era la sicurezza e il freelance l’incertezza, con i dipendenti che avevano trovato la stabilità e i liberi professionisti che avevano scelto la precarietà per tutta la vita.

È uno degli aspetti che hanno sempre fatto più paura a chi medita di passare dal posto fisso alla libera professione. Nel 2020 mi sono chiesto se fosse davvero così, e la mia risposta è stata che in un mondo che cambia velocemente fare il libero professionista è la scelta paradossalmente più sicura.

Il motivo sta nella mentalità dell’impiegato, che si occupa delle quattro cose che gli mettono sulla scrivania. Non ha idea se la sua azienda vada bene, se il mercato in cui lavora funzioni, come stia per cambiare la sua professione. Si sente solido e tranquillo, tanto esegue e a fine mese i soldi arrivano.

Quella sensazione di sicurezza è un’illusione bella e buona, perché l’azienda che contiene il dipendente è un grande freelance strutturato. Le sfide per sopravvivere e prosperare sono le stesse che affronta un freelance nel suo piccolo.

L’azienda le affronta con più complessità e tempi più dilatati, e questo ci dà l’impressione di una solidità maggiore.

Se un’azienda non si evolve, come il freelance, è destinata al fallimento e a scomparire. Quando la balena schiatta sono guai: ti ritrovi in mezzo al mare all’improvviso, senza che te lo aspettassi, e in tutti questi anni non hai imparato a nuotare, perché lasciavi che fosse la balena a condurti.

C’è anche il tempo. Nessuno di noi, libero professionista o dipendente, arriverà alla pensione fra trenta, quaranta, cinquant’anni facendo esattamente quello che fa oggi. Questa staticità non esiste più, e i mercati cambiano molto più in fretta di quanto cambiassero cinquant’anni fa.

Da dove viene la paura di lasciare il lavoro dipendente?

Viene da una cultura secolare. Siamo tutti figli di una cultura basata sulla strutturazione del lavoro dipendente, mentre quella imprenditoriale del freelance, di chi sviluppa un one person business model, è recentissima.

Il lavoro dipendente nasce come «un sistema per inquadrare le masse inserendole all’interno di un meccanismo».

Nel manifesto l’ho scritto così: «Il sistema ha fabbricato la paura, per poi venderci la sicurezza. Ha inventato lo stipendio, per farcelo chiamare futuro. Ci ha chiesto le ore, e si è preso la vita.»

Se ci stai abbastanza dentro, questo meccanismo ti intossica fino a farti credere che sia l’unico modo possibile. Diventa la normalità, senza alternative, e a un certo punto smetti anche di provarci.

Questa paura l’ho sentita anch’io. Dopo la caduta avevo un passivo di quasi 60.000 euro e sette anni per uscirne, con l’economia allo sfacelo. Ero arrabbiato e demoralizzato: le partite IVA non avevano uno straccio di sostegno, la pressione fiscale era alle stelle, il lavoro scarseggiava.

Mi sono chiesto se non fosse meglio un bel posto fisso, qualcuno che salda ogni mese e si smazza la burocrazia. Ci ho pensato un intero pomeriggio. Due domande mi tormentavano: qual è il modo più veloce per riguadagnare i soldi che mancano, e cosa mi rende davvero felice.

La risposta era una sola: fare il freelance. Ho continuato cambiando approccio, perché dovevo diventare molto migliore. Ho studiato tutto quello che c’è da sapere su gestione finanziaria, economica e fiscale, e mi si è aperta una visione imprenditoriale che prima non immaginavo nemmeno.

Come sono arrivato a quel passivo lo racconto in un fax mai mandato. La stessa paura la racconta Nicholas Carraro: «Ho sempre avuto paura di diventare freelance perché non so come avere clienti. Il suo corso mi sta infondendo fiducia nel provarci.»

Perché il sistema ti vuole bravo quanto basta?

Perché un sistema fatto di sostituibili si controlla. Premia i professionisti bravi quanto basta per essere utili, mai così bravi da diventare insostituibili. Vuole trasformare le persone in numeri, in ingranaggi, in batterie, dove sei uno fra mille.

Il tuo valore si misura dall’essere funzionale all’ingranaggio: se sei utile vali, se non sei utile adios.

La tua energia, il tuo tempo, la tua forza sono la batteria che alimenta la macchina. Il kraken della batteria sostituibile lo racconto nel gioco di sopravvivenza.

Un sistema fatto di insostituibili non si controlla, perché gli insostituibili hanno alternative: cambiano clienti, cambiano aziende. Ecco perché la cultura del lavoro dipendente è strutturalmente ostile all’espressione del tuo pieno potenziale. Ha tutto il vantaggio nel mantenerti un ingranaggio.

Quella cultura, tracimando nel lavoro indipendente, ti invita a essere un generalista, a dimostrarti, a sgomitare ogni giorno per il tuo piccolo posticino nel mercato. La paura del dipendente te la porti dietro anche con la partita IVA.

Il sistema ti mette in gara con i tuoi simili, perché c’è sempre qualcun altro che può fare quel lavoro al posto tuo. A quel punto, per garantirti la sopravvivenza, fai sempre due cose.

Dai di più allo stesso prezzo, per la sottile paura di essere sostituito. Oppure dai lo stesso e abbassi i prezzi, ti fai pagare meno per lo stesso valore pur di essere scelto.

Fare l’una o l’altra, o peggio tutte e due, è il meglio per il sistema, perché l’obiettivo ultimo è sfruttarti al massimo come batteria. Il risultato finale è che diventiamo troppo poveri di soldi, di tempo e di visione per liberarci.

Il freelance è precario per forza?

No. Il precariato economico viene presentato come un problema irrisolvibile, intrinseco nella vita del freelance. È un problema sentitissimo, ma risolvibile: ciò che differenzia un dipendente da un freelance è la prevedibilità del flusso in ingresso, e le possibilità di risparmio restano tutte.

Lo conosci, quel momento in cui guardi le spese che hai, le robe da pagare, e non sai neanche se riesci a pagarle tutte. È quell’ansietta lì che ti rode dentro, e viene dalla mancanza di prevedibilità dei flussi di cassa, che si può risolvere.

Molti freelance pensano di pagare con il precariato la libertà e la flessibilità del loro lavoro. Per me sono due robe completamente staccate, e prima ti metti in testa che puoi costruire risparmio e solidità esattamente come un dipendente, meglio è.

Pensa a come ragiona il dipendente. Sa quanto guadagna e quanto spende ogni mese, si mette via il disavanzo positivo, passano gli anni e si ritrova con un gruzzoletto che lo fa stare tranquillo la notte.

Un freelance si sente nell’impossibilità di fare lo stesso, e qui sbaglia di grosso: appena ha dei soldi che entrano, può costruirlo anche lui.

Il dipendente lavora per cifre fisse: guadagna 2.000 euro al mese, ne spende 1.500 e ne mette via 500. Tu quella certezza non ce l’hai, quindi fai la stessa cosa con le percentuali: il 5, il 10, il 15, il 20, il 30 per cento di quello che entra, e lo metti da parte.

Se in un mese fatturi zero, non metti niente, d’accordo. Nel corso dell’anno, se applichi il concetto, finisce per funzionare.

Per me è stato uno dei singoli step di comprensione che mi hanno fatto fare una crescita, a livello di qualità di vita, più veloce e più forte in assoluto. Prima pensavo che potevo essere bravo quanto volevo, ma l’ansietta di non poter diventare solido economicamente me la sarei trovata per sempre.

Meglio dipendente o con la partita IVA?

La domanda mette insieme due cose diverse: la mentalità e l’inquadramento fiscale. Per me essere freelance è una filosofia di approccio al lavoro e alla vita: assumersi la responsabilità del proprio destino.

La partita IVA è un inquadramento fiscale, e ne parlo nella guida su freelance e partita IVA.

Nel 2020 lo dicevo così: essere freelance vuol dire coltivare il più possibile la propria indipendenza di pensiero, di giudizio e di azione. Vuol dire lavorare con una struttura minima e con il maggior grado di autonomia, essere proattivi e non smettere mai di pensare.

Questa mentalità è alla portata anche di un dipendente. Significa vivere la carriera appoggiati a delle grandi balene, senza abbandonare neanche per un momento l’autonomia di pensiero.

Vuol dire chiedersi qual è il proprio ruolo, qual è il ruolo dell’azienda nel mercato, dove stanno andando le cose e se si vuole andare in quella direzione.

Che tu sia libero professionista o dipendente, smettere di pensare significa guidare a fari spenti nella notte con una bandana nera schiaffata sugli occhi.

Poi c’è chi la partita IVA ce l’ha già, vacilla e pensa di tornare dipendente. La mia risposta è che la strada porta «in avanti».

L’ho vissuto in prima persona e lo vedo ogni giorno con gli altri freelance: «lo stile di vita che permette di raggiungere il freelancing è impareggiato rispetto a tornare dipendenti».

Tornando ai dipendenti si diventa più poveri sia di tempo che di potenziali soldi. La soluzione è salire di un gradone. Il freelancing è fatto come uno ziggurat, a gradoni.

Salire significa diventare un freelance che ha un potere maggiore sulla sua vita professionale e, di conseguenza, su quella personale, ed è lì che per me arriva la vera svolta.

Quel gradone c’è chi lo sale. Mauro Paglia, consulente creativo, scrive: «Dario mi ha dato fiducia e forza per rompere i blocchi mentali per fare il grande switch.»

Luca «Daybreak» Faccinti, grafica e comunicazione, scrive: «Sono nel settore da oltre sei anni, ma non avevo mai considerato seriamente di mettermi in proprio. Ora ho un’idea completa del percorso.»

Il posto fisso resta una leva legittima per partire. Avere un fisso all’inizio è un elemento strategico, e i sistemi che ti pagano le spese vanno benissimo «fin tanto che non ti cannibalizzano poi la parte di costruzione dell’attività».

Usato così, il fisso è la liquidità che ti permette di partire, e come muoverti in quel passaggio lo spiego nella guida su come iniziare da freelance.

Se lo stipendio è un’illusione, la sicurezza cos’è?

È una struttura che costruisci, con due leve. I clienti ti danno il flusso di opportunità alla radice, i forzieri ti proteggono quando quel flusso rallenta. Insieme creano una stabilità vera, perché non sei più ostaggio del prossimo cliente.

La prima leva è la più importante di tutte: diventare cintura nera nell’acquisizione clienti. È il vero, unico grande problema del freelancing, e quando lo risolvi lo risolvi alla base. Il corso Conquistatore di Clienti l’ho creato per questo.

La seconda leva sono i forzieri: dei soldini messi da parte, in un conto extra che serve soltanto ad accumulare fondi per le emergenze e che copre una certa quantità di mesi del tuo tenore di vita. Quando manca, da lì parte una grossa parte delle ansie finanziarie del freelance.

Con quel fondo decidi da una posizione di forza, e per me è la base di una piramide finanziaria che si costruisce per gradi.

Il come, con i mesi di spese da raggiungere un gradino alla volta, sta nella guida sul fondo di emergenza.

Nel 2020 lo dicevo con un’immagine: l’incertezza è un antidoto, esattamente come l’antidoto è un’esposizione prolungata in piccole dosi a un veleno.

Il freelance scompatta l’incertezza dell’esistenza in tante piccole pillole, ne assume una oggi, una domani, e dopo un po’ ha sviluppato gli anticorpi alle tossine dell’incertezza.

La sicurezza parte dallo stile di vita. Quando lavoro con un freelance sulla strategia economica, mi serve la fotografia della sua vita standard: il lifestyle che il business deve pagare e mantenere.

Le spese variabili sono extra, e si usano nella fase successiva della gestione finanziaria.

Anche un freelance può avere una falsa sicurezza?

Sì. Il freelance che fattura bene ma ricava la gran parte del fatturato da due clienti ha ricreato il posto fisso dentro la partita IVA. I numeri sembrano un successo e intanto la struttura è fragile, perché perdere uno dei due vuol dire dimezzare il reddito.

È una situazione ricorrente. Il lavoro entra con regolarità, il freelance si sente a posto, sa perfettamente cosa dovrebbe fare per non dipendere da due clienti, e non lo fa. Il presente è abbastanza buono da non creare urgenza, e allora ragiona con la frase tipica: «quando avrò meno lavoro, allora mi muovo».

Con soltanto due clienti hai paura di dirgli di no, perché rischi di perderli e di scontentarli. Se invece sei in una situazione solida e quel cliente non capisce l’importanza di un flusso di lavoro mediamente organizzato, «c’è di ricambio e basta», e per me questo è «il vero punto di svolta».

Il costo arriva quando il cliente se ne va. A quel punto devi imparare l’acquisizione sotto pressione, con urgenza e con paura, ed è il momento peggiore per impararla.

La sicurezza economica sta nella capacità di sostituire un cliente in fretta, con un sistema di acquisizione già operativo, e se quel sistema non c’è cammini su ghiaccio sottile anche nei mesi in cui il lavoro entra.

Come non dipendere da un solo cliente lo spiego nella guida sulla dipendenza dal cliente.

C’è poi la falsa sicurezza che non si vede. Conosco molti freelance che continuano a lavorare e a fatturare, anche bene, e sono tecnicamente falliti: devono allo Stato più di quanto riescono a guadagnare. Una parte di ciò che incassi appartiene alle tasse, e fatturato e guadagno sono due numeri diversi.

Quella frase, «sono tecnicamente fallito», l’ho detta di me stesso, e la racconto nel fax mai mandato. Da lì sono ripartito studiando gestione finanziaria, economica e fiscale.

Cosa compra la sicurezza che costruisci?

Compra la libertà di decidere. Con un fondo solido e un flusso di clienti puoi rifiutare i clienti tossici senza paura, negoziare da una posizione di forza e investire in formazione e strumenti, e smetti di scegliere i clienti per disperazione.

Anche il tempo cambia. In una mentorship ho descritto a un freelance il punto a cui possiamo arrivare: più soddisfatto sia di tempo che di gratificazione economica, disponi del tuo tempo e ti resta libertà per tutto quello che sta fuori dal lavoro.

Il manifesto lo dice così: il sistema ci vuole bravi quanto basta per essergli utili, mai abbastanza da diventare insostituibili. La leva per uscirne è diventare insostituibili.

Sulla libertà «non si inciampa per caso. Ce la si compra.» La catena è questa: il valore diventa impatto, l’impatto ricchezza, la ricchezza tempo, il tempo libertà.

Nel manifesto scrivo che essere freelance è un atto di ribellione contro la bugia e contro la vita ristretta. Cosa significa vivere secondo i propri termini, una volta costruita la base, lo trovi nel saggio su vivere secondo i propri termini.

In sintesi

Il sistema ha fabbricato la paura, per poi venderci la sicurezza.

Il posto fisso promette una sicurezza che dipende dall'azienda e dura finché le sei utile, perché il sistema ti vuole sostituibile. Il precariato del freelance è un problema risolvibile, con due leve: i clienti che arrivano con un sistema e i forzieri che si riempiono a percentuale.

Quella sicurezza la costruisci tu, ed è la base su cui compri il tempo e la libertà.

Piccolo compendio

Le domande essenziali

Quali sono i rischi e i vantaggi di fare il freelance?

Il vantaggio è uno stile di vita che trovo impareggiato rispetto a tornare dipendenti. Il rischio più subdolo è il fallimento invisibile: continui a fatturare e spendi soldi che non sono tuoi, finché devi allo Stato più di quanto guadagni.

Posso tenere il lavoro fisso mentre costruisco la mia attività?

Sì, finché il fisso resta al suo posto e non cannibalizza la costruzione dell'attività. Avere un fisso all'inizio è un elemento strategico. Il passaggio è nella guida su come iniziare da freelance.

Come si mette da parte il denaro quando le entrate cambiano ogni mese?

Fai come il dipendente, con le percentuali al posto delle cifre fisse: il 10, il 15, il 20, il 30 per cento di quello che entra. Il mese in cui fatturi zero non metti niente, e nel corso dell'anno il metodo funziona lo stesso.

Quanto deve essere grande un fondo di emergenza?

Cresce per gradi: tre mesi di spese come primo traguardo, poi sei, nove e dodici, dove la libertà decisionale è quasi totale. La cifra dipende dal tuo profilo di rischio. Il dettaglio sta nella guida sul fondo di emergenza.

Cosa faccio se non riesco a gestire i miei soldi?

Separa subito i soldi che non sono tuoi, quelli delle tasse, da quelli che puoi spendere, e sappi cosa entra davvero. Il fatturato e il guadagno sono due numeri diversi, e il debito che non vedi cresce ogni anno.

E se ho paura lo stesso?

Ce l'avevo anch'io. Ho pensato al posto fisso un intero pomeriggio, poi mi sono chiesto qual è il modo più veloce per riguadagnare i soldi e cosa mi rende davvero felice. La risposta era una sola: fare il freelance.

Dario Albini

Chi scrive

Dario Albini

Prendo freelance forti nel loro mestiere e gli costruisco intorno il business che si meritano.

Credo nella libertà di vivere secondo i propri termini.

Nel profitto per ricomprarsi il tempo, e nel tempo per diventare ciò che possiamo essere.

La libertà si compra

Il tempo si guadagna

Hai letto il saggio. Per essere padrone del tuo tempo devi essere padrone del tuo business: nel training gratuito ti mostro da dove cominciare, sul tuo prossimo preventivo.

Training gratuito

Il suicidio del monoprezzo

Fai preventivi con un solo prezzo?
Stai perdendo migliaia di euro.

Impara la strategia di pricing che può farti guadagnare 9.000€ in più in un solo anno, senza modificare nulla della tua offerta.

Il suicidio del monoprezzo
9.000€ in più quest'anno, cambiando solo come fai i prezzi.Inizia ora gratis