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Saggio

Il gioco di sopravvivenza

Perché il freelancing è un survival game.

Filosofia

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12 minuti di lettura

In breve

Il freelancing, al primo livello, è un gioco di sopravvivenza: vince chi riesce a restare nella partita più a lungo degli altri. Le competenze contano dopo, quando il tempo è già comprato. Per questo la prima mossa è comprare tempo, con un fisso, un part-time, un paio di clienti base o un retainer.

  • Al primo livello il freelancing è un gioco di sopravvivenza. Vince chi resta nella partita più a lungo degli altri.

  • Chi ha successo è spesso chi è morto più tardi. La bravura da sola non decide il primo livello.

  • Le competenze sono acceleratori del secondo livello. Passato il primo si diventa uno skill game, e la bravura comprime il tempo.

  • Il tempo si compra con una base di fatturato, anche minima: un fisso, un part-time, un paio di clienti base, un retainer.

  • La prima regola è quella della Muay Thai: non prenderla. A uccidere sono le interruzioni, che fanno perdere mesi e anni.

  • Il fisso va bene fin tanto che sta al suo posto e non cannibalizza la costruzione dell'attività.

Il saggio completo

Perché lavori come un mulo e non vinci?

Perché a questo livello lo sforzo da solo non decide niente. Chi martella senza ragionare in leva resta un esecutore, chi evita il lavoro resta fermo, e tutti e due finiscono al pelo dall’affogamento.

È una legge che pochi freelance hanno capito bene, anche quelli stagionati. In sessione la dico così: «il freelancing, tutti pensano che sia un gioco di abilità, per cui vince chi è più bravo. La verità è che è un gioco di sopravvivenza. Vince chi riesce a star di più nella partita.»

Poi vedo due tipi di freelance che si fanno fuori da soli, per motivi opposti. Il primo è il mulo da soma: gli dai un task, si mette giù e martella, e resta un ingranaggio. Sono «dei grandissimi esecutori, ma rimangono sempre sulla soglia della sopravvivenza, perché lo spreco di tempo per risultato è altissimo».

Fanno un lavoro che con un buon sistema richiederebbe «un decimo, un centesimo dello sforzo che ci mettono», perché non si chiedono mai come impiegarci meno. Ragionano per task, per compiti, e un grande freelance invece ragiona sempre per sistemi.

Il secondo è il pigro. Vede un lavoro da fare, magari critico, uno di quelli che ti cambiano la carriera, e la resistenza a farlo vince. Anche loro sono «sempre lì lì al pelo dall’affogamento, se non proprio affogano, perché non ci mettono il lavoro».

La via sta nel tenere insieme i due estremi: una grandissima capacità di costruzione e una grandissima repulsione per il lavoro stupido. Ti serve la voglia di stare ore dentro un lavoro lungo e, nella stessa testa, il fastidio per tutto quello che è ripetitivo. Da lì nasce il lavoro in leva.

Io ho tutte e due le cose. Scrivere mi costa una fatica enorme, e per anni sono rimasto scoperto sulla comunicazione scritta. Quella repulsione mi ha spinto a cercare un’alternativa, e ho costruito senza saper programmare un agente che prende i miei video e ne ricava newsletter nel mio tono di voce.

Non sono uno sviluppatore e ho dovuto imparare tutto da zero. Senza l’attitudine da mulo da soma, a fare tante ore di lavoro e grandi processi cognitivi, non ci sarei mai riuscito.

Nel viaggio notturno ho raccontato perché lo sforzo da solo non conta nulla se non ci metti dentro una direzione. Al primo livello pesa anche un’altra cosa: quanto tempo riesci a restare in partita.

Chi vince davvero nel freelancing?

Vince chi resta in gioco più a lungo degli altri. Il freelancing è una partita lunga, e chi non esce dal gioco accumula risultati che prima o poi si vedono.

In mentorship lo ripeto spesso, ogni volta con parole un po’ diverse. I freelance che hanno successo sono «quelli che muoiono più tardi, in realtà. È semplicemente un grande gioco di sopravvivenza.»

Un’altra volta: «vince per davvero chi riesce a giocare per più tempo. Se tu riesci a non morire, a non uscire dal gioco per più tempo degli altri, in qualche maniera vinci.»

Resistere funziona perché le azioni giuste si stratificano. Se resti nella partita fai acquisizione, contatti i clienti, fai i contenuti, costruisci un’offerta interessante, e quelle attività nel tempo portano risultati, inevitabilmente.

Vale anche nel caso peggiore. Se continui a contattare i clienti puoi essere «sfigatissimo», fare «delle offerte brutte», non essere «particolarmente interessante sul posizionamento», e comunque «qualcuno che acquisisco lo trovo presto o tardi».

Se sei bravo ci metti meno tempo e fai più soldi. Se sei lento e poco affilato ci arrivi lo stesso, perché a quel punto «è semplicemente una questione di stratificazione».

In un’altra sessione l’ho messa così: «ti basta stare sul mercato per abbastanza tempo, sostanzialmente per quasi garantirti la vittoria.» Quel «quasi» lo dico apposta: con le vite infinite puoi sbagliare e testare quante volte vuoi, e se passi per i passaggi giusti, «presto o tardi, la nave funziona».

Sul muro di Pirate Proof c’è Matteo Zangrandi, Web Design e AI, che racconta anche quanto tempo ci è voluto: «Sono sempre stato fisso su un fatturato di 18K/anno in 18 mesi di lavoro con Dario sono schizzato a +80/K. E lavorando la metà! Assurdo.»

Allora la bravura non conta?

Conta, dopo. Al primo livello vince chi ha più tempo, e solo passato il primo livello il gioco diventa di abilità, con le competenze nel ruolo di acceleratori.

In una mentorship di marzo l’ho detto così: «Invece al primo livello è un survival game, per cui vince chi ha più tempo, alla fine.» E subito dopo: «Dopo che passi il primo livello, poi dopo si diventa uno skill game, per cui ci sono tutte le varie conseguenze dell’essere più o meno bravi, che sono degli acceleratori.»

A quel punto le skill accelerano la partita: «se oltre all’extra time ci metti anche le skill, vinci di più e più velocemente.» La bravura lavora sul tempo e lo accorcia: «sull’abilità, comprimiamo il tempo. Per cui, anziché impiegarci dieci anni, ce ne impieghiamo uno.»

Nel video sui due livelli l’ho messa al centro: «Qui le competenze hanno un impatto minimo. Conteranno dopo, quando giocherai il secondo livello.» E l’ho ripetuta in chiusura: «Le abilità non contano a livello uno. Avranno una rilevanza a livello due.»

È un ribaltamento, perché quasi tutti pensano il contrario, e il consiglio che ne esce è questo: «punta sul comprare tempo e non sul diventare bravo, inizialmente».

Lo considero una delle grandi leggi della nostra pirateria. Costruire un’attività, una carriera da freelance, è un survival game, e «se noi ci compriamo abbastanza tempo, vinciamo.»

Qual è la prima regola di un gioco di sopravvivenza?

Non prenderla. È la prima regola della Muay Thai e vale anche qui: nel survival game a uccidere sono le interruzioni, quelle che ti fanno perdere mesi e anni.

Faccio sport da combattimento da tanti anni, in particolare Muay Thai, che mi ha forgiato il mindset: resistenza mentale, disciplina. Uno dei maestri migliori che ho avuto era un tailandese piccolo, fatto in cemento.

Intorno a lui c’erano tutti gli occidentali che arrivavano per allenarsi e diventare più forti, e diventare più forti voleva dire menare di più. Lui menava più di tutti e continuava a ripetere: «prima regola della Muay Thai è non prenderla».

A un certo punto la verità si ribaltava e ti accorgevi che aveva molto senso.

Nel nostro survival game la prima regola resta la stessa: non prenderla, e metterci nelle condizioni di poter giocare la partita della crescita a tempo indefinito. Per questo in sessione dico «compriamoci il tempo».

I colpi da evitare sono le interruzioni: «Il tema è quello di non avere interruzioni, perché quelle che uccidono, quelle sono quelle che si fanno perdere mesi anni.»

Se fermi le attività che portano clienti si apre un buco che mentre ci sei dentro non vedi, e che dopo ti costa settimane, mesi, a volte anni di obiettivi. Il rimedio che do è piccolo: una routine quotidiana con mezz’ora ritualizzata in cui porti avanti il progetto.

Ci sono giornate in cui in quella mezz’ora pensi e basta, senza fare niente di tangibile, e va bene così. Il ritmo non deve farti scoppiare, perché «la gara è di sopravvivenza, è una maratona», e ti basta fare un passo al giorno.

Chi deve campare subito con quello che trova è costretto a mosse che pagano poco: «devono accettare dei lavori e fare dei progetti che non li portano niente, gli bruciano energia e tempo».

Sul muro di Pirate Proof c’è anche chi ha incassato un colpo di quelli veri. Alberto Manservisi, Creative Director, cercava una soluzione «per risollevarmi da una ferita di 120K causata dall’alluvione, che aveva colpito il mio studio e la mia casa». Il risultato che racconta è una ripartenza dopo una perdita di 120K.

Come si comprano le vite?

Il tempo si compra con una base di fatturato, anche minima, che ti permetta di giocare all’infinito. Chi riesce a comprarsene di più massimizza le possibilità di vincere.

Nei survival game si vince con le vite infinite, e nel freelancing le vite sono il tempo che puoi permetterti di restare dentro. I modi che indico sono quattro, più un quinto che protegge gli altri.

Strumento Cosa ti compra Dove sta il limite
Un fisso all’inizio Spese pagate, in parte o del tutto Non deve cannibalizzare la costruzione
Un part-time nello stesso ambito Le bollette pagate e un’ora al giorno libera per il progetto Deve lasciarti spazio per costruire
Un paio di clienti base Stabilità senza saturarti il tempo Devono lasciarti lo spazio per il business della stagione dopo
Un retainer Una relazione a tempo indeterminato Serve un’offerta continuativa, e pochissimi freelance ce l’hanno

A un freelance che seguo l’ho detto chiaro: avere un fisso all’inizio «è un elemento strategico eccezionale», perché ti paga le spese, in parte o del tutto, mentre costruisci.

Anche un part-time lungo va bene: «anche se per i prossimi cinque anni dovessimo avere un lavoro part time, semplicemente per pagare le bollette, ma hai un’ora al giorno libera, la dedichi a questo progetto».

Se il part-time è nello stesso ambito è ancora meglio, e a chi comincia lo dico sempre: affiancare la carriera freelance a un part-time nello stesso ambito è una strategia super efficace.

Con le agenzie soprattutto, perché i clienti li portano loro: tu fai esperienza su aziende diverse e sviluppi le competenze che poi venderai da freelance.

Poi ci sono i clienti base. Due o tre clienti che non ti saturano il tempo ma ti danno stabilità mettono la nave in galleggiamento e ti lasciano lo spazio per costruire. Per me la priorità è «quel paio di clienti nuovi, extra, che ci permettono di comprare tempo indefinito».

La vita infinita vera è il retainer: «Un freelance che non ha un retainer è un freelance che si sta autocondannando all’abbraccio del kraken.» Come si costruisce lo trovi nella guida sul retainer.

Il quinto è il fondo emergenze, che ti permette di giocare sul tempo: senza fondo sei ostaggio della prossima fattura. Il dettaglio sta nella guida sul fondo emergenza.

Con il tempo comprato costruisci con più calma. In sessione la metto così: «compriamoci il tempo e la sicurezza, anche nel senso la serenità mentale… del testare, del non avere delle risposte».

Un lavoro fisso è una resa?

No, se resta al suo posto. I piccoli sistemi che ti pagano in parte o del tutto le spese vanno benissimo, «fin tanto che non ti cannibalizzano poi la parte di costruzione dell’attività».

Chi ha una base ha un vantaggio concreto. L’ho detto in una mentorship: se hai un lavoro che ti dà una sostenibilità base e invece di un anno ci metti due, tre o cinque anni, «non è un problema».

Lo chiamo «il grosso vantaggio di avere potenzialmente tempo infinito». Chi è già freelance e deve campare di quello ha molta più pressione, e finisce a fare mosse che pagano molto meno.

Se parti con un fisso e vuoi capire come muoverti, c’è la guida su come iniziare da freelance.

A me è successo con il coworking. Tra le cose che mi frustravano c’era «il cash flow imprevedibile della vita da freelance». Alle 4 del mattino mi sono svegliato con l’idea di aprire un coworking per creativi: «un secondo cash flow stabile».

È uno di quei piccoli sistemi che ti pagano le spese con una linea di ricavo, collegata al business oppure no: una seconda entrata stabile accanto a quella che oscilla. Del passivo da cui arrivavo ho scritto in un fax mai mandato.

Da dove si comincia, quando hai poco tempo?

Dalla cassa. Prima le strategie che portano risultati in fretta, poi quelle che costruiscono attrazione.

In sessione l’ho detto così: «io sarei più per delle strategie un po’ più rapide nel portare dei risultati ed affiancare poi quelle di costruzione del personal brand e del posizionamento per cui di attrazione in un secondo tempo». Cioè fare cassa più velocemente.

All’inizio mi interessa comprarci «tempo infinito», prima di costruire una macchina incredibile, complessissima, pazzesca. La strategia è fare il minimo delle azioni con il massimo della leva.

Il content è bellissimo, ma ha un ritardo: «devi stratificare 3, 6, 9, 12 mesi prima che quella macchina lì inizi effettivamente a portarti i clienti». Per questo lo metto in una seconda fase.

Adesso ha senso prendere «la strada più diretta fra te, adesso, e il prossimo 1, 2, 3 clienti potenziali, perché sono quelli che ci sbloccano la fase 2».

La sequenza è una promessa, una strategia di acquisizione e un’offerta. «Con questo ci prendiamo soldi, clienti, tempo. Una volta che abbiamo quel sistema lì, ci possiamo costruire il mondo nuovo.»

Mentre costruisci questa sequenza ti protegge il fondo emergenze, che ti lascia giocare sul tempo ed è la base per decidere da una posizione di forza.

Cosa succede quando smetti di temere di morire?

Con tempo infinito vinci comunque, perché «se non è l’anno prossimo, se non è fra un mese, ma è fra dieci anni, vinci».

E cambia il modo in cui scegli. Giocare a tempo indefinito vuol dire che «non hai la pressione economica di doverlo far funzionare subito, perché se no si crescono delle robe storte». Senza l’ansia del devo chiudere subito, scegli con una logica strategica e dai spazio alla crescita.

Il primo obiettivo è quella che chiamo piena sopravvivenza, il punto in cui «vivi bene, con sicurezza, con pienezza ogni giorno». È il passaggio dall’ansia economica costante a un business solido, efficace, prevedibile e funzionante.

Il secondo obiettivo è più alto: la vita vissuta secondo i tuoi termini, di cui parlo nel saggio su vivere secondo i propri termini.

Il manifesto «Solo i pirati saranno liberi» racconta il kraken e la via.

La libertà te la compri, e la catena che seguo è valore, impatto, ricchezza, tempo, libertà. Il tempo è l’anello che nel survival game si chiama vita infinita.

In sintesi

Vince chi muore più tardi.

Al primo livello il freelancing è un survival game. Il tempo si compra con una base di fatturato, anche minima, e le competenze fanno da acceleratori dal secondo livello.

Il fisso, il part-time, i clienti base, il retainer e il fondo sono le vite che ti tengono in gioco. Per non bruciarle vale la prima regola della Muay Thai: non prenderla.

Piccolo compendio

Le domande essenziali

Restare nel gioco vuol dire accontentarsi?

No. I piccoli sistemi che ti pagano le spese vanno benissimo, «fin tanto che non ti cannibalizzano poi la parte di costruzione dell'attività». Con la base coperta dai spazio alla crescita senza pressione, perché la partita si gioca sul tempo.

E se ci metto cinque anni invece di uno?

Se hai una base che ti sostiene e invece di un anno ci metti due, tre o cinque anni, «non è un problema». Con tempo infinito, «se non è l'anno prossimo, se non è fra un mese, ma è fra dieci anni, vinci».

Chi parte già con un lavoro è svantaggiato?

Ha un vantaggio. Chi è già freelance e deve campare di quello ha molta più pressione e finisce ad accettare progetti che bruciano energia e tempo. Chi ha il tempo base può costruire una cosa molto più grossa.

Basta lavorare di più per resistere di più?

No. Il mulo da soma è un grandissimo esecutore, ma resta sulla soglia della sopravvivenza, perché lo spreco di tempo per risultato è altissimo. Serve unire la capacità di costruire a una grande repulsione per il lavoro stupido: è quello che ti fa lavorare in leva.

Quando si smette di giocare a sopravvivere?

Dopo il primo livello. Passato quello si diventa uno skill game, dove essere più o meno bravi funziona da acceleratore. Il primo livello si vince comprandosi il tempo.

Cosa c'entra la serenità con i risultati?

Su cento freelance che ho visto smettere, forse tre non ce l'hanno fatta per una pressione economica di mercato. Gli altri hanno ceduto psicologicamente. Per questo compriamoci anche la serenità mentale del testare.

Perché conta di più un cliente continuativo di un lavoro singolo?

Il lavoro singolo ti rimette a cercare «la prossima nocciolina per sopravvivere». La relazione continuativa è «a tempo indeterminato, dove si cresce e ci si evolve insieme» e ti compra tempo. Il resto sta nella guida sul retainer.

Dario Albini

Chi scrive

Dario Albini

Prendo freelance forti nel loro mestiere e gli costruisco intorno il business che si meritano.

Credo nella libertà di vivere secondo i propri termini.

Nel profitto per ricomprarsi il tempo, e nel tempo per diventare ciò che possiamo essere.

La libertà si compra

Il tempo si guadagna

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