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Saggio

Il giorno dei pantaloni

Mio padre, mio figlio e la definizione di successo.

Filosofia

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9 minuti di lettura

In breve

La definizione di successo per un freelance la scrive ognuno per sé. La mia è avere abbastanza successo professionale per diventare padrone del mio tempo e collezionare giornate dei pantaloni. Me l'ha insegnata una giornata sola: ho aiutato a vestirsi mio figlio di un anno e mezzo e mio padre di ottant'anni.

  • Il successo lo definisce ognuno per sé. Io posso raccontarti la mia definizione, sperando che ti serva da spunto per trovare la tua, che è una cosa totalmente personale.

  • La mia vecchia definizione di successo era essere pagato per essere felice. «Andava bene, ma non era specifica», e mi ha causato un casino per un sacco di tempo.

  • Le giornate che contano non sai quando arrivano, e l'unica cosa che puoi fare è essere pronto.

  • Il controllo sul mio tempo ha reso possibile la giornata dei pantaloni. Era un giorno lavorativo, e senza quel controllo non sarebbe successo.

  • Il successo professionale è il mezzo che libera il tempo. Ne serve abbastanza per diventare padrone delle proprie giornate e collezionare giornate dei pantaloni.

Il saggio completo

Chi decide cos’è il successo per un freelance?

Lo decidi tu. Il singolo freelance il successo se lo deve andare a definire da solo, e io la tua definizione non te la posso dare.

Posso raccontarti la mia, con la storia da cui è nata, sperando che ti serva da spunto per trovare la tua.

Nel 2023, in uno speech, avevo appena mostrato i numeri di fatturato di un caso studio. Ho detto al pubblico: «questa roba qui, in realtà sono numeri, cioè, sono semplicemente dobloni, che cosa ce ne facciamo? I soldi sono un mezzo, alla fine.»

Prima di parlare di sistemi e di clienti c’è un elefante nella stanza, ed è la stella polare: che cosa vuol dire avere successo come freelance?

Una buona definizione prende le due parti del freelance: il professionista da un lato, l’essere umano dall’altro.

Nel 2026, in un video, ho aggiunto che per il livello successivo non ci sono etichette già pronte: «te le devi creare tu perché il destino non si compra al supermercato, lo si crea.»

Essere pagato per essere felice non basta?

Essere pagato per essere felice è stata per anni la mia definizione di successo, e a un certo punto mi è andata stretta. Mi ha causato un casino per un sacco di tempo, perché «andava bene, ma non era specifica.»

Circa sei anni prima di quello speech facevo lezione in un’aula piena di ragazzi. Avevo parlato di come si fa ad avere successo come freelance, e alla fine uno di loro, il più pirata di tutti quanti, si è alzato e ha detto: «oh, fantastico, tutto bellissimo, ma non ho mai avuto successo come freelancer.»

Super domanda e super assist, perché ero andato proprio a cercare di definire che cosa fosse per me il successo come freelance. E ai tempi ritenevo che fosse essere pagato per essere felice.

Nei miei video del 2020 ricorre la stessa formula: «se fai quello che ami in realtà sei un privilegiato che viene pagato per essere felice.»

Dietro c’era la grande promessa del freelancing: un successo professionale epico che, tramite la parte professionale, ci dà uno stile di vita da esseri umani che ci rende più appagati, più liberi e più felici.

Due anni prima di quello speech mi sono accorto del limite. La definizione è cambiata, e mi è cambiata sotto gli occhi, in una giornata precisa.

Cos’è successo il giorno dei pantaloni?

Il giorno dei pantaloni è la giornata che nel mio calendario di vita va sotto quel nome. Una giornata semplicissima: nello stesso arco di ore ho aiutato a mettersi i pantaloni mio figlio e mio padre.

Mio figlio Noah aveva un anno e mezzo. Stava diventando più o meno un bipede, per cui più o meno manteneva una posizione retta per un periodo di tempo medio.

Il mio babbo di anni ne aveva 80 ed era appena uscito dall’ospedale. Non aveva abbastanza forza per fare il contrario di quello che stava facendo Noah.

Caso vuole che in quella stessa giornata ho dato una mano a mettersi su le braghette sia all’uno che all’altro, e proprio lì ho capito chiaramente qual era la mia definizione di successo come freelance.

Perché quella giornata non si poteva ripetere?

La giornata dei pantaloni non si poteva ripetere perché era la prima volta in assoluto che aiutavo tutti e due, e sarebbe stata anche l’ultima. Una manciata di giorni dopo, il mio babbo è morto.

Dal palco l’ho detto così: «Nel raccontarti questa storia ti ho detto una cosa, ma non ti ho detto un’altra. La cosa che ti ho detto è che quella è stata la prima volta in assoluto che succedeva che davo una mano a entrambi i cari soggetti. Quello che non ti ho detto è che sarebbe stata anche l’ultima.»

«La giornata dei pantaloni per me è stata una giornata irripetibile. E se guardo il mio calendario di vita, è stata una delle giornate di cui sono stato più felice e più orgoglioso di aver vissuto.»

Nella storia che racconto di me quell’anno è il più difficile. La salute di mio padre si aggrava e in un giorno d’estate di luglio muore. Non mi sono mai sentito così messo a dura prova dalla vita.

Fra i momenti peggiori della mia vita c’è anche il giorno in cui è morto: lo nomino nel saggio sul gran mercato degli dei.

Che cosa c’entra il tempo con l’orgoglio?

Il tempo c’entra con l’orgoglio perché la giornata dei pantaloni sarebbe stata una giornata lavorativa. Con il controllo che avevo sul mio tempo ho potuto farla avvenire, e senza quel controllo non sarebbe successo.

La stessa scelta l’ho rifatta nel 2026, con mia figlia. Mi aveva detto di una lezione aperta di musica, mercoledì alle 15, proprio nel giorno della settimana in cui ho la giornata piena, quella in cui mi tuffo negli abissi del lavoro.

Le giornate frammentate le odio alla morte, e in quel periodo ero gasatissimo per quello che stavo creando, per cui quell’interruzione mi pesava parecchio.

Da bambino, alle recite, guardavo tra il pubblico ed ero triste perché i miei non c’erano mai. Ho fatto tutto quel set di scelte, dicendo che voglio costruirmi una vita secondo i miei termini, perché quando ci saranno le occasioni di poter essere libero con le persone che amo, ci voglio essere.

Mentre camminavo di controvoglia verso quella lezione mi sono accorto che stavo agendo allineato con l’obiettivo di sempre: essere il padre che alle tre e mezza ha zero afflizione, prende, esce ed è lì e incrocia lo sguardo con la sua bimba.

Chissà quanti non possono permetterselo, perché alle tre di un mercoledì sono in riunione. Io potevo, e ci stavo andando.

Il successo professionale porta più potere sul tuo tempo e di conseguenza sul tuo futuro, e il denaro è il mezzo con cui ci si compra il diritto di vivere secondo i propri termini. Nel mio manifesto lo dico così: «Ma sulla libertà non si inciampa per caso. Ce la si compra.»

Il testo intero sta nel manifesto.

Quante giornate dei pantaloni ci sono in una vita?

In una vita le giornate dei pantaloni sono tante: noi esseri umani siamo pieni in calendario di giornate dei pantaloni.

Quasi mai hanno il finale della mia. Nello speech le ho descritte così: «non sono delle giornate in cui dopo tre giorni muore il babbo. Ma sono delle giornate piene di una bellezza irripetibile. Che va al di là del tempo.»

Sono tutti quei momenti che non si ripetono una seconda volta, e li accomuna una cosa sola: non si sa quando avvengono.

Te li elenco come li ho elencati nello speech:

  • non sai quando rispondi a un DM e ti cambia la vita;
  • non sai quando giri l’angolo di una pietraia e all’improvviso vedi l’alba sulla parete dell’Everest;
  • oppure metti i pantaloni ai due soggetti e sarà l’ultima volta che lo fai;
  • oppure passi una serata con i tuoi amici sul tetto a raccontarti le cose più importanti della vita, mentre un temporale si avvicina.

Sull’Everest, a dirla tutta, ci sono stato: sulle sue pendici ci sono salito di notte.

Sono momenti che vanno oltre la bellezza del momento singolo: si sparpagliano per tutta la percezione che hai della vita.

Allora qual è la definizione di successo?

La mia definizione di successo come freelance è avere abbastanza successo professionale per diventare padrone del mio tempo. Così l’ho chiusa dal palco:

«Riuscire a avere abbastanza successo professionale per diventare padrone del mio tempo. Per poter vivere la vita secondo i miei termini e avere padronanza delle mie giornate.»

«In maniera tale che quando sarà finito il mio ciclo, avrò fatto cazzo una collezione enorme di giornate di pantaloni. Perché poi alla fine è tutto quello che conta.»

Dei momenti di questo tipo l’unica cosa che si può fare è essere pronto. Alla giornata dei pantaloni il controllo che avevo sul mio tempo mi ha permesso di esserci.

Guarda la parola «abbastanza»: il successo professionale che mi serve è quello che basta a diventare padrone del mio tempo. Come si lega una cifra a una vita concreta lo trovi nel saggio sui bagni al tramonto.

Nel 2026, in un video, ho detto che la libertà da sola è «una scatola vuota» che «acquisisce un senso soltanto se ce lo metti tu. Libertà per cosa?»

Lo speech l’avevo aperto con i miei tre credo: l’importanza di condurre una vita secondo i propri termini, il valore e il potenziale dei singoli, e gli spritz campani. La definizione con cui l’ho chiuso mi ha riportato dritto al primo.

Quanto ci vuole per diventare padrone del tempo?

Per diventare padrone del tempo ci vuole tempo. Il successo professionale che libera le tue giornate è il mezzo, e nello speech l’ho detto così: è molto semplice da definire e un po’ più complicato da raggiungere. Servono tre cose: un sistema, l’azione che ci metti tu e il tempo.

Il tempo è la terza, quella che i fuffa guru non dicono mai, e serve per far sì che le azioni corrette creino gli effetti.

Sennò è come voler avviare un baobab in giardino: fare il buchino, mettere il semino, innaffiare, voltarsi, rivoltarsi e aspettarsi che il baobab sia già cresciuto. Non funziona così, ovviamente, e sul mercato vale lo stesso.

Senza padronanza del tempo si vive secondo le urgenze e le rincorse: «arrivano i messaggi dei clienti, arrivano le revisioni, arrivano i problemi, arrivano le cose eccetera eccetera».

E «non abbiamo neanche la facoltà di poter disporre di mezz’ora, neanche di un’ora, neanche di un giorno per poterci andare via. Siamo schiavi del sistema del tempo.»

Il come operativo, giorno per giorno, lo trovi nella guida su come organizzare la giornata da freelance.

Quando nello stile di vita che mi sto costruendo ci sono di mezzo i miei bambini, non mi concedo sconti: «questa roba qui la vogliamo no matter what. Posso avere delle erronee indulgenze con me stesso, ma se ci sono di mezzo i miei bambini no. Questa cosa qui è o si vince o si vince.»

Sul muro del mio sito due freelance parlano proprio del tempo. Matteo Zangrandi, web design e AI: «Sono sempre stato fisso su un fatturato di 18K/anno in 18 mesi di lavoro con Dario sono schizzato a +80/K. E lavorando la metà! Assurdo.»

Siro Toracchio, marketing videogames: «Questo mese fatturato raddoppiato da 3.5k a 7k! Sono finalmente libero. Non lavoro più di cinque ore al giorno, il resto per salute e famiglia!»

In sintesi

Alla fine conta una collezione enorme di giornate dei pantaloni.

La definizione di successo la scrive ognuno per sé. La mia è avere abbastanza successo professionale per diventare padrone del mio tempo e vivere secondo i miei termini. Le giornate che contano non sai quando arrivano, e l'unica cosa che puoi fare è essere pronto.

Piccolo compendio

Le domande essenziali

I soldi sono il successo?

Per me no: sono semplicemente dobloni, e «che cosa ce ne facciamo? I soldi sono un mezzo, alla fine.» La stella polare è la domanda su che cosa vuol dire avere successo come freelance.

La libertà basta?

La libertà è un mezzo, e da sola non basta. Nel mio video del 2026 l'ho detto così: «È una scatola vuota. In realtà acquisisce un senso soltanto se ce lo metti tu. Libertà per cosa?»

Si possono programmare i momenti importanti?

Le giornate come quella dei pantaloni non si sa quando avvengono. L'unica cosa che si può fare per i momenti di questo tipo è semplicemente essere pronto.

Cosa vuol dire vivere secondo i propri termini?

Per me vuol dire che quando ci saranno le occasioni di poter essere libero con le persone che amo, ci voglio essere. È stato il primo dei miei tre credo: l'importanza di condurre una vita secondo i propri termini.

Cosa conta alla fine?

«Una collezione enorme di giornate di pantaloni. Perché poi alla fine è tutto quello che conta.» Così ho chiuso la mia definizione di successo.

Padrone del tempo vuol dire lavorare poco?

Il tema è l'intenzionalità: diventare padrone del tuo tempo. Il mio corso lo chiudo proprio con l'augurio che tu possa diventare padrone del tuo tempo e padrone della tua professione.

La definizione di successo cambia nel tempo?

Per me sì. La vecchia definizione, essere pagato per essere felice, «andava bene, ma non era specifica»: poi «mi è cambiata sotto gli occhi», in una giornata precisa.

Dario Albini

Chi scrive

Dario Albini

Prendo freelance forti nel loro mestiere e gli costruisco intorno il business che si meritano.

Credo nella libertà di vivere secondo i propri termini.

Nel profitto per ricomprarsi il tempo, e nel tempo per diventare ciò che possiamo essere.

La libertà si compra

Il tempo si guadagna

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