Vai al contenuto

Guida

Lavorare a percentuale sul fatturato

Quando conviene a un freelance. E quando no.

Strategia Economica

Leggi la guida

10 minuti di lettura

In breve

Lavorare a percentuale sul fatturato del cliente conviene a un freelance quando il suo lavoro sta vicino ai soldi del cliente e il risultato si misura con numeri chiari, come succede nel performance marketing. Prima però vendi il servizio a prezzo fisso, e la quota variabile arriva dopo, sopra una fee.

  • La percentuale funziona quando sei vicino ai soldi del cliente. Più sei a contatto con il punto in cui il denaro entra, più modelli alternativi al pagamento del servizio puoi costruire.

  • Il prezzo fisso viene prima. Si parte vendendo il servizio flat e si guarda alla quota variabile in una seconda fase, a sei o dodici mesi, quando il mercato è più chiaro.

  • Senza numeri misurabili la percentuale non parte. Prima di accordarti stabilisci i KPI, cioè i dati su cui si misura il successo del tuo lavoro, e come li controlli.

  • Nel performance marketing il modello dei più avanzati è l'ibrido. Una fee mensile di gestione, più una percentuale sul budget che gestiscono.

  • Una percentuale proposta da chi paga va letta dall'altro lato. Per chi paga, quando non ha ancora il controllo dei suoi numeri, è una scelta difensiva, perché versa soltanto sul venduto.

La guida completa

Come vengono pagati i freelance?

Un freelance viene pagato in tre modi: a prezzo fisso, a percentuale, oppure con un modello ibrido che li mette insieme.

Quando lavoro con i miei clienti sull’offerta lo dico così: «o fai un’offerta flat, iperconveniente, per cui mi paghi tanto, però è quella cifra lì. Io sono contento, ho un flat e tu non hai nessun overhead di darmi delle percentuali, evviva, e lavori sulla semplicità, oppure lavori sulla percentuale».

Il modello che uso io è il primo: sono pagato per il servizio.

Il terzo modello è l’ibrido. Nel performance marketing, quelli più bravi e più avanzati hanno una fee mensile di gestione e poi prendono una percentuale sul budget che gestiscono.

Già nel 2020, in un video, elencavo tra le forme di compenso possibili l’equity e i diritti sulle vendite, cioè farsi retribuire con una percentuale sul venduto del servizio o del prodotto che contribuisci a creare.

Oggi ci metto un ordine preciso: prima il fisso, la percentuale dopo, e solo quando sei vicino ai soldi del cliente.

Modello Quando lo usi Cosa serve Cosa ti porta
Fisso Vendi il servizio pronti via Un’offerta chiara Soldi subito e semplicità, fino alla cifra pattuita
Percentuale Sei vicino ai soldi del cliente KPI chiari e controllo dei numeri Un guadagno che cresce con quello che muovi
Ibrido Fai performance marketing o un lavoro simile Fee mensile più quota sul budget o sul risultato Soldi subito dal fisso, quota che sale con il risultato

Quando conviene lavorare a percentuale sul fatturato?

Conviene quando lavori a stretto contatto con i soldi del cliente. Più sei vicino al punto in cui il denaro entra, più puoi sviluppare modelli di business alternativi a quello in cui sei pagato per il servizio, e sono quelli in cui entri, in varie forme, in revenue share.

«E questo lo puoi fare soltanto quando sei a stretto contatto, in prossimità con i soldi.»

Il perché sta nel prezzo fisso: quanto ti puoi far pagare sul servizio resterà sempre sottoprezzato rispetto a quello che il tuo lavoro fa fare al cliente. Con la percentuale ti agganci a quel valore.

Seguo un professionista che vende liste di lead qualificati alle imprese. Gli ho fatto notare quanto vale una lista da mille lead per una PMI che vende contratti da 10, 50, 100 mila euro, rispetto a un servizio di comunicazione i cui contratti valgono la metà o un quarto.

Il suo servizio esce dalla logica della commodity a ore: impatta in maniera proporzionale il fatturato dell’azienda.

Per lui voleva dire fare lo stesso sbattimento, con lo stesso sistema, e guadagnare due, tre, quattro volte tanto, in base al valore del mercato in cui si posiziona.

Chi fa performance marketing ha la strada più facile. Crea le campagne su Google, Meta, LinkedIn e può dire al cliente quanto gli ha portato: «È molto facile farla per tutti quelli che fanno performance marketing».

Anche lì, però, l’ibrido parte da una fee fissa, e conviene costruirla bene. Marta Calzolaro, ADS Specialist, sul muro racconta del suo primo preventivo con la nuova strategia: dal solito massimo di 1.000 € a 5.000 €, senza obiezioni, e il cliente ha aggiunto attività premium su gestione annuale.

La percentuale è uno dei modi per smettere di legare il guadagno alle ore, e ce ne sono altri. Matteo Zangrandi, Web Design e AI, scrive sul muro di essere passato da 18K a più di 80K l’anno in 18 mesi di lavoro insieme, lavorando la metà.

Quando lavorare a percentuale non conviene?

Non conviene quando il risultato del tuo lavoro non si misura. Per i mestieri creativi la strada è più difficile: «Per voi grafici, designer, illustratori, creativi è più difficile questa parte. Difficile, bisogna pensare molto bene, ma tecnicamente si può fare».

Prima di proporre una quota variabile devi fare un lavoro attento: stabilire i KPI, cioè i dati sui quali si misura il successo di quell’attività. Se non riesci a nominarli, la percentuale non ha una base su cui appoggiarsi.

Non conviene nemmeno quando la tua offerta non è ancora validata. A un professionista che voleva aggiungere subito la percentuale al suo servizio ho risposto che era una cosa da pensare in un secondo tempo.

Prima vendi la parte flat. Poi, man mano che capisci meglio il mercato, ti immagini una fase due fra sei e dodici mesi.

Ora metti che un cliente ti proponga di pagarti solo sul venduto. Prima di dire sì, guarda la cosa dal suo lato.

Ne ho parlato con un imprenditore che doveva decidere come pagare dei collaboratori. Gli ho detto che nella prima fase, quando non hai il controllo dei tuoi numeri, la percentuale è forse più difensiva, perché vai sul venduto. Quando conosci l’economics, mettere un fisso diventa probabilmente molto più profittevole.

Se hai i fornitori a prezzo fisso e con un cap, tutto il profitto è tuo. Se li hai a percentuale, te li porti dietro anche tu, e una parte di ogni vendita va a loro.

Meglio il fisso, la percentuale o il modello ibrido?

L’ordine che consiglio è questo: prima il fisso, poi la quota variabile. Il modello di business che voglio vedere ti fa pagare il servizio flat «pronti via, soldi subito», e dopo aggiunge una percentuale sulle performance.

L’ibrido è il modello dei più avanzati. Nel performance marketing hanno una fee mensile di gestione, che nel mio esempio andava da un migliaio di euro a cinque, e poi una percentuale sul budget gestito.

Tra un’azienda che investe 30.000 € di budget pubblicitario al mese e una che ne investe 300.000 la differenza si tocca con mano, e così la leva del tuo lavoro sulle vendite. Per questo i più avanzati prendono una percentuale sul totale del budget: sono loro a trasformare quell’investimento in un risultato.

La fee mensile dell’ibrido è un retainer. Come fissarne il prezzo lo spiego nella guida sul retainer da freelance.

La fase pagata che viene prima fa anche da filtro. Guardando il percorso di un professionista che seguo, l’ho riassunto così: la parte pagata «è preselezione», e chi arriva alla quota variabile ci arriva da lì, dopo aver già lavorato con lui e averlo pagato.

Come si calcola la percentuale e su cosa?

Si parte da una base che hai già misurato e si prende una quota su quello che va oltre.

L’esempio che faccio io al cliente: «Abbiamo speso mille euro di budget pubblicitario, mille euro della mia fee, quindi hai speso 2.000 euro. Abbiamo fatturato 5.000, per cui sei in positivo di 3.000. Per ogni mille euro extra che ti faccio fare oltre i 5.000, mi riconosci il 5%, il 10%».

La seconda base è il budget che gestisci. Se l’azienda investe 10.000 € al mese in pubblicità e prendi il 10%, sono 1.000 €. Se ne investe 100.000 e prendi sempre il 10%, sono 10.000 €, prima ancora di aver fatto qualsiasi cosa.

Conta la dimensione del problema che gestisci, che influenza completamente la percezione: un conto è gestire un budget da mille euro di un’azienda, un altro è gestirne uno da 100 mila.

Poi c’è la quota su un lavoro che porti a un altro. Un professionista tecnico che seguo porta a un’impresa un cliente da 100.000 €. Con una quota del 5% l’impresa ha in mano 95.000 € e lui 5.000 €. Dieci clienti così fanno 50.000 €, e all’impresa lui costa zero.

Prima di accordarti, decidi come controlli i numeri. Le domande che faccio a chi imposta una ripartizione sono queste: «Come la calcoli? Hai il gateway di pagamento per cui vedi subito, oppure devi fare un consuntivo con lei che dice ho guadagnato X, ti passo Y? Come fai a fare il controllo economico?»

Il 5, il 10%: sono cifre d’esempio che uso nelle call per fare i conti insieme, ok?

Come proporre la percentuale senza lavorare gratis?

Ti servono due cose: credibilità e una promessa di trasformazione sufficientemente grossa. Hai credibilità quando il cliente ti dice: se mi dici che mi fai fare 5 milioni all’anno, io ti credo, e se mi chiedi un preventivo da 100K te lo do sull’unghia.

La percentuale entra come opzione dentro il preventivo: se il mio lavoro ti fa crescere oltre una certa soglia, mi riconosci una quota. Si chiama revenue share o performance.

Poi fai i conti con il tuo tempo. A chi imposta una partnership chiedo: qual è l’offerta che porti, e quanto tempo ti costa erogare quella delivery?

E gli chiedo se mette dei limiti, e come: fino a dove il cliente può chiedergli, quanto lavoro fa durante il mese.

Se il valore lo porti tu, hai più forza contrattuale. Mettiamo che porti un cliente da 100K a un’impresa. Il discorso diventa: lavori bene, ci piacciamo, funzioniamo, ti passo il cliente. Se non vuoi lavorare secondo i miei termini, vado a quella di fianco.

A chi mi chiedeva se provare l’impresa senza la fee o chiederla già al primo passaggio, ho risposto che la fee va chiesta subito: «Subito, subito». In quella fee c’è anche il lavoro di mediazione fra il cliente e l’impresa, perché sei l’uomo dei due mondi e fai funzionare quel rapporto.

La proposta con la percentuale segue le regole di tutte le mie proposte. Si manda come link, così resta una sola proposta e un solo indirizzo, aggiornabile. Dopo 14 giorni il link si disattiva e mostra che è scaduta. Se serve la firma, l’accettazione formale è un passaggio a parte.

Se ti stai chiedendo quando ha senso lavorare senza essere pagato, ne parlo nella guida su lavorare gratis.

Si può chiedere una percentuale sui clienti che porti?

Sì. Nel marketing questa quota si chiama fee per il lead, per la lead generation: il professionista che porta un’occasione viene pagato per il lavoro che ha fatto.

«È lecitissimo, anzi è più che giusto che avvenga questa cosa», perché se porti un cliente da 100K hai costruito un sistema che genera valore e ha la fiducia del mercato, e dai accesso a quel valore a un altro.

Tra freelance con mestieri complementari lo imposto come un referral. A una persona che seguo l’ho detto così: «Io mi farei dare una piccola percentuale sul cliente, perché questo ti permette di continuare a monetizzare sul lavoro che hai impostato».

Con il 10, il 15 o il 20% il collaboratore può caricarlo sul prezzo, e a lui non costa nulla, perché prende un lavoro che non avrebbe avuto.

In quel caso il cliente diventa un cliente del fornitore. Tu non gestisci più il progetto, quindi la responsabilità e la gestione non sono più tue.

Dall’altra parte, quella di chi riconosce la quota, nel corso sul passaparola lo dico con una cifra: «Per ogni cliente che tu mi porti, io ti do il 10% di quello che vado a fatturare o il 10% del preventivo».

Lo faccio anch’io. Con tutti i miei clienti ho un programma di referral: per ogni cliente che mi portano prendono una percentuale fissa, mentre la persona portata ha uno sconto. A me costa uno sforzo minimo, e arrivano persone tendenzialmente molto più interessanti di quelle dei canali freddi.

Per il resto del tema, c’è la guida sul passaparola dei clienti.

In sintesi

Prima ti fai pagare il servizio, poi ti agganci ai soldi del cliente.

La percentuale funziona quando il tuo lavoro sta vicino ai soldi e i numeri si misurano. La quota variabile si aggiunge dopo il prezzo fisso, e nel performance marketing il modello ibrido è quello dei professionisti più avanzati. Prima di accordarti decidi i KPI e come controlli i numeri.

Domande frequenti

Il cliente mi propone solo una percentuale: accetto?

Parti dal fisso. A un professionista che voleva proporre la quota variabile ho detto di venderla in una seconda fase, dopo il servizio flat. Poi guarda la proposta dal lato di chi paga: chi ti paga solo a percentuale, nella fase in cui non conosce ancora i suoi numeri, sceglie la strada difensiva, perché paga soltanto sul venduto.

Un grafico o un designer può lavorare a percentuale?

È più difficile, bisogna pensarci molto bene, però tecnicamente si può fare. Un mio cliente è specializzato in grafica per le campagne: lì è abbastanza facile misurare, perché fa una campagna molto specifica e può dire al cliente quanto gli ha portato.

Pagare a rate è come pagare a percentuale?

Le rate dividono nel tempo un prezzo che hai fissato tu, slegato da quanto il cliente fattura. Il consiglio che do è di mettere sopra una fee extra a costo fisso, che disincentiva la rateizzazione lunga: un servizio da 1.000 € pagato subito costa 1.000 €, in 3 rate sono 3 da 400 € per un totale di 1.200 €, in 6 rate sono 6 da 300 € per 1.800 €. I numeri sono d'esempio. Ne parlo nella guida sul pagamento a rate.

Qual è la differenza tra prezzo e valore?

Il prezzo è quello che ti fai pagare per il servizio, e resta sempre sottoprezzato rispetto al valore che il tuo lavoro produce. La percentuale è un modo di agganciarti a quel valore. Il tema del prezzo lo sviluppo nella guida sul pricing a valore.

Come definire il prezzo di un retainer mensile?

Nel modello ibrido la fee mensile è la base: nel performance marketing i professionisti avanzati ne chiedono una e ci aggiungono la percentuale. Come fissare quella cifra è il tema della guida sul retainer da freelance.

Posso farmi pagare con una quota degli utili del cliente come associato in partecipazione?

Dal 2015 l'associazione in partecipazione ha una regola precisa: quando l'associato è una persona fisica, il suo apporto, scrive l'art. 53 del D.Lgs. 81/2015, «non può consistere, nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro». Quindi il tuo lavoro non può essere l'apporto con cui entri negli utili del cliente. L'articolo modifica l'art. 2549 del codice civile: il testo ufficiale è su Normattiva.

Dario Albini

Chi scrive

Dario Albini

Prendo freelance forti nel loro mestiere e gli costruisco intorno il business che si meritano.

Credo nella libertà di vivere secondo i propri termini.

Nel profitto per ricomprarsi il tempo, e nel tempo per diventare ciò che possiamo essere.

Il primo passo

Adesso mettilo a terra

Hai letto la guida. Nel training gratuito ti mostro da dove cominciare, sul tuo prossimo preventivo.

Training gratuito

Il suicidio del monoprezzo

Fai preventivi con un solo prezzo?
Stai perdendo migliaia di euro.

Impara la strategia di pricing che può farti guadagnare 9.000€ in più in un solo anno, senza modificare nulla della tua offerta.

Il suicidio del monoprezzo
9.000€ in più quest'anno, cambiando solo come fai i prezzi.Inizia ora gratis