Vai al contenuto

In breve

Come creare contenuti social con l'AI? Parti da materiale tuo già fatto: video, vocali, post, trascrizioni. Un agente impara come parli e da un video lungo ricava una decina di contenuti nella tua voce, poi fai tu il controllo qualità.

  • Parti da materiale tuo già fatto. Testi, vocali, video e post precedenti sono ciò da cui l'AI impara il tuo tono, prima di produrre qualsiasi cosa.

  • Il video lungo è la fonte. Da un «videociccione» di YouTube escono 10, 12, 15 post più brevi su LinkedIn.

  • La tua voce sta in due cose: le parole e le analogie. Una white list dei termini che usi e una black list di quelli che non sono tuoi tengono l'AI lontana dal testo neutro.

  • Ogni piattaforma vuole il suo racconto. Il repurposing parte dal concetto, che poi riscrivi nel linguaggio di ciascuna.

  • Il controllo qualità resta tuo. Gli agenti producono in mezz'ora, tu rivedi, e il risultato esce in un'ora e quaranta.

  • La moltiplicazione arriva dopo il motore economico. Più contenuti dentro un business che perde clienti riempiono un secchio bucato.

La guida completa

Come creare contenuti social con l’AI?

Parti da materiale tuo già fatto: post precedenti, vocali, video. Li dai a Claude o a ChatGPT, gli chiedi di imparare il tuo tono di voce leggendoli e poi gli chiedi dieci post su un argomento, nel tuo tono. È una delle strategie che usavo io nel 2025 e che insegnavo ai miei clienti.

In quella call l’ho detta così: scrivi «per favore, preparami 10 post sull’argomento X usando il mio tono di voce», e da lì cominciano a uscire i contenuti.

I social sono un secondo lavoro, e per questo è così difficile essere costanti. Oltre al tuo lavoro normale devi pensare a cosa postare, produrre foto, video, testi, pubblicare: «la sbattella», «un lavoraccio». Con l’AI «ci possiamo togliere veramente un mare, un mare di lavoro».

Sopra l’AI ci metti una strategia: scegliere che cosa postiamo, perché e quando, con degli obiettivi specifici. Senza, uno si trova a dire «devo postare» e poi si chiede perché, per come, con quale obiettivo. Lo fa per un mese, magari per due, e al terzo mese non ne può più e lancia tutto fuori dalla finestra.

Oggi il lavoro lo fanno degli agenti, e partono dalla tua conoscenza raccolta in un posto solo (nelle mie call la chiamo RAG). Da lì identificano le chicche, i pezzi di conoscenza «che sono il vero oro», sviluppano gli script e poi arrivano alla messa a terra: moltiplicazione e montaggio.

Il 22 aprile 2026 ho rilasciato un gruppo di 13 agenti. Gli ho dato il video YouTube dell’ultima settimana e hanno tirato fuori 12 reel, ognuno per tre piattaforme, con le caption e con il sistema di distribuzione e schedulazione già impostato. Il tutto in mezz’ora.

Poi sono andato a riprenderli uno per uno e ho fatto il mio quality check, «perché volevo che fossero belloni». Contando anche il mio perfezionismo, ho chiuso 36 contenuti in un’ora e quaranta.

Perché partire da un video lungo?

Perché dal video lungo escono i contenuti brevi per tutti gli altri canali. Da un «videociccione di YouTube» vengono fuori 10, 12, 15 post più brevi su LinkedIn sul tema. Gli argomenti dei reel li scelgo perché fanno parte del macro argomento trattato nel video lungo.

I contenuti prodotti per anni, se non vengono digitalizzati e potenziati con le AI, finiscono come dei bei mobili messi in cantina. Ci è voluto tanto sbattimento per costruirli, li usi per un evento e finiscono lì.

Il conto che faccio è questo. Se con cinque ore di sforzo ti vedono cinque volte, l’obiettivo è farti vedere cinquanta volte con magari due ore, grazie alla digitalizzazione.

Senza aprire nessun canale di acquisizione nuovo, video ads o whatever, metti in leva un potenziale enorme e latente: quello che hai già costruito.

Per me c’è anche una ragione personale: scrivere mi è sempre costato tantissimo. Alla fine scrivo bene, perché ho studiato e letto tanto, però ogni volta è una «spremuta di meningi mortale».

Se mi metti davanti a un pubblico o a una telecamera e mi dici di parlare, parto e volo. Se mi dici di scrivere, ci metto ore per tirare fuori quattro righe, magari buone, ma sempre quattro righe.

LinkedIn, dove è tutta scrittura, era il canale che non avevo mai presidiato. Con la mia conoscenza raccolta e l’AI che la usa, «ho già scritto tutto»: quello che ho detto nei video e nelle call diventa la base dei post.

Come posso trasformare un video con l’IA?

Con una catena di agenti. Nel mio sistema gli agenti sono tanti, e tre li metto in fila tra il video lungo e i contenuti pronti: il trascrittore, che porta il video nella tua conoscenza, l’editor in mezzo e il montatore alla fine.

Agente Cosa fa Dove intervieni tu
Trascrittore Presidia le cartelle e trascrive quello che trova Ci butti dentro il materiale e gli dici ogni quanto controllare le novità
Editor Sceglie quali pezzi prendere per fare i vari contenuti Ne imposti i parametri: cosa cercare, con quale struttura
Montatore Monta i contenuti scelti In sviluppo: gli fai imparare come parli, così monta con il tuo tono

Il primo è quello che chiamo l’agent trascrittore. Gli assegni delle cartelle da presidiare: prima ci butti dentro tutto e gli dici «processa». Poi, se vuoi tenere la tua conoscenza viva, gli dici «ogni giorno, ogni 12 ore, ogni settimana, vedi se c’è qualcosa di nuovo e processalo».

Il comando che gli do è questo: «vai dentro alla cartella video, e tutto quello che trovi lo trascrivi… salva tutto nella cartella testi».

Se non vuoi partire con l’automazione, c’è un modo senza questo passaggio extra: prendi le trascrizioni che le piattaforme di video e di call ti danno già e le salvi nella stessa cartella.

La cartella è una sola, la sorgente da cui partono tutti gli altri agenti. Dentro ci sono una cartella video, una testi, una audio. Nei video vanno le lezioni, i video YouTube, le masterclass, le sessioni di mentoring.

L’editor sta in mezzo ed è quello che sceglie quali contenuti prendere per fare i vari video. Sull’editor intervieni tu: ne cambi i parametri e gli dici cosa prendere e cosa no, per esempio le cose che possono fare da gancio, da framework, da CTA.

L’ultimo fa il montaggio. Sto lavorando a un agente che monta per te con il tuo tono di voce: capisce come parli e ti fa «il montaggino grosso», oltre a tagliare i silenzi.

Dal video ai caroselli è il passo dopo. A luglio 2026 avevo costruito un sistema che mi faceva il montaggio dei video YouTube, e volevo che dallo stesso video riuscisse a farmi anche i caroselli.

Come fare in modo che l’AI scriva con il tuo tono di voce?

Le insegni due cose: i termini che usi o che non usi, e le analogie. Il DNA stilistico del tuo parlato è dato da questi due elementi: i termini sono iperidentitari, le analogie sono fotografie del tuo mondo mentale e dei tuoi valori.

Senza, il rischio è che arrivino «dei concetti tuoi, ma che non parlano come te, o dei concetti che sanno di AI».

Un’analogia sul mondo luxury e su Dubai porta con sé un insieme di credenze, di brand e di valori. Una sul mondo dei pirati ne porta un altro, e così quella sui nerd o sul business storico. Sono queste cose che spostano il testo da quello che fanno tutti, o che sa di AI, a un testo che è tuo.

La voce la perdi anche quando l’AI riassume troppo. Me ne sono accorto mettendo nel sistema i miei corsi, 350 lezioni, alcune da 90 minuti con dentro 10, 15, 20 concetti. La prima architettura non reggeva più: un’AI prendeva il contenuto, lo raffinava e lo comprimeva in una sola sintesi.

Così perdevo la profondità della spiegazione e i dettagli del tono di voce, che spesso sono le parole e le analogie che usi. Quella cosa piccola, se la leggi, «non la senti più tua, è neutra»: diventano i quattro consigli generici che trovi dappertutto.

Ho risolto con un agente con due cervelli. Uno analizza e identifica i cluster di conoscenza da prendere, i 5, 10, 20, 25 argomenti di quella macro lezione. L’altro li esplode tutti.

Parti da un solo record, una lezione, e ne escono 25, 30, 35 pezzi di conoscenza raffinata, con il materiale che alla fine è più ricco di quello che avevi messo dentro.

Le regole di stile le ho fatte sintetizzare alle AI su tre livelli. Il livello 1 dice chi sono: identità, archetipi, tono di voce. Il livello 2 è il DNA stilistico: l’architettura delle frasi, la meccanica dell’ironia, la tecnica dello specchio, le parolacce strategiche, il vocabolario.

Il vocabolario ha una white list, i termini che usi, e una black list, quelli che non devi usare «perché non sono miei». Il livello 3 sono le regole specifiche di ogni social.

Il vocabolario si popola leggendo i testi che l’AI crea. Ho messo tra le cose da togliere i trattini, perché «ora sono l’indicatore delle AI», e un termine da venditore spinto, il segreto che nessuno ti dice: roba da fuffa guru, che io non uso.

Quando funziona te ne accorgi. Un giorno ho letto un post generato sul pricing e mi sono messo a ridere da solo: c’era la battuta «gli tagli un braccio per farle entrare nel vestito». Io non l’ho mai usata, però «l’avrei troppo potuta fare», perché è nel mio stile.

Quanti contenuti si ricavano da un video?

Da un video lungo ricavo 10, 12, 15 post più brevi per LinkedIn. Con i 13 agenti, da un solo video sono usciti 12 reel, ognuno per tre piattaforme: 36 contenuti.

La newsletter è un’altra uscita dallo stesso video: la versione con meno «lost in translation» del video in formato testo.

Sulla produzione sono contento anche quando la piattaforma non premia, perché guardo quanto sforzo mi serve per portare fuori un contenuto corretto. Se in quel momento sulla piattaforma non gira, pazienza: passano sei mesi, cambierà tutto.

Ogni piattaforma vuole il suo formato?

Sì, e il lavoro parte dal concetto. Dallo stesso tema faccio un video YouTube, un reel nel linguaggio di Instagram, un post che racconta lo stesso contenuto da un altro angolo. «È sempre repurposing, che è concettuale.»

Esempio mio: un video su come creare un’offerta, e per Instagram i sette step che ti servono per crearla.

Formato Come lo ricavo dal video Cosa dico io
LinkedIn La versione testuale, nel linguaggio della piattaforma Escono 10, 12, 15 post più brevi
Newsletter Il video in formato testo È la versione con meno «lost in translation»
Carosello Si prendono i concetti del video e si mettono giù Si parte dai concetti
Reel e short Una singola verticale del tema, raccontata dall’angolo della piattaforma Molto vicini al video lungo, portano traffico su YouTube

Nel 2025 avevo provato a prendere un estratto di YouTube e a metterlo su Instagram, e veniva fuori una cosa raffazzonata. Allora pensavo che la parte dominante dovessero essere reel girati apposta, su argomenti del macro tema del video lungo.

Nel 2026 i reel li tirano fuori gli agenti dal video lungo, e conta lo scopo che gli dai.

Gli short ipertecnici che sto testando, con la lavagna e aspetti molto deep, in questo momento non funzionano bene sulla piattaforma. Con quelli più rough, con me che parlo in camera, è andata diversamente.

Gli short vicini al video lungo hanno un altro scopo: il lavoro di questi reel è portare traffico in YouTube, dagli Shorts al video principale. Lì il fatto che siano molto attinenti ha senso, e vedo che sta funzionando.

Sulla voce, il livello 3 sono le regole di ogni social. Come parlo su YouTube cambia da come parlo su LinkedIn e su Instagram: sono gli stili delle piattaforme. I livelli 1 e 2 sono universali e danno coerenza su tutte.

Il livello 3 dà le regole specifiche: dalla CTA alla struttura della descrizione, all’intro.

Cosa resta da fare a te?

Il controllo qualità, la strategia e la parte da girare davanti alla camera. L’AI ti toglie la produzione, e le decisioni restano tue.

Il controllo qualità è quello che ho fatto io sui 36 contenuti: dopo la mezz’ora degli agenti li ho rivisti e controllati uno per uno, perché fossero belloni.

Anche scegliere che cosa postare, perché e quando, con degli obiettivi specifici, tocca a te. Lo stesso vale per le regole dell’editor, che decidi intervenendo sui suoi parametri.

Se un contenuto non mi piace come l’agente l’ha scritto, lo rigenero e scelgo come: più pirata, più conciso, con un altro gancio, con un angolo diverso, oppure con feedback libero, e in quel caso gli mando un vocale e gli dico tutto.

Lavoro così anche sul piano editoriale. Dico all’agente di quali argomenti voglio parlare e in che percentuale. Lui va a pescare nella conoscenza e mi manda le proposte con l’angolo da cui le racconterebbe.

A quel punto l’ultima parola è mia: dico scarta, e lui ne fa una nuova e si segna che l’ho scartata. Oppure sviluppa, e mi manda il post. Oppure pubblica, e lo mette in calendario.

Poi c’è la tua faccia. Nel 2025 la dividevo così: «sui caroselli uno prende i concetti e me li mette giù, sui reel li devo girare io». Nel 2026 i 12 reel sono usciti dal mio video YouTube della settimana: davanti alla camera ci sto io, nel video lungo.

L’ultima cosa che resta a te è adattare il sistema. I sistemi che ti insegnano a moltiplicare i contenuti hanno il limite che non rispecchiano completamente i tuoi bisogni. «Il passaggio è figo, mi fa parte del lavoro, poi me lo devo adattare.»

L’esecuzione prima era lo scoglio più grande, ora è standard. A distinguerti resta il contenuto che ci metti dentro: la tua conoscenza e la tua visione.

Moltiplicare contenuti serve sempre?

No, serve dopo che il motore economico funziona. Tra le cose che il mercato ti ha venduto c’è aprire il rubinetto: contenuti per mesi, ads, messaggi a freddo. Sono effort devastanti per far entrare più acqua in un contenitore che non la trattiene.

Se cerchi più clienti prima di avere le basi, porti gente dentro un business che non la trattiene e butti la fatica. L’ordine che seguo è questo: prima si costruisce il contenitore, e solo dopo si apre il rubinetto.

Su come si chiude il secchio c’è la guida sul funnel per freelance. Su chi servi e perché te c’è quella sul posizionamento.

Una delle trappole in cui cadono i freelance è la risposta sempre uguale: di più, più clienti, più ore, più contenuti. In Agentizzazione & Scaling, l’ultima fase del Sistema del Conquistatore, la moltiplicazione dei contenuti arriva dopo il lavoro su strategia economica, posizionamento, offerta e vendita.

Silvia Graziosi, una mia cliente, ha scritto: «Questo mese ho toccato il mio picco di fatturato di sempre, primi 20k di contratti chiusi. E ho pubblicato in tutto tre contenuti.»

Il video lungo, quando lavora, lo vedi da cosa ti dicono i clienti. Nel luglio 2026 l’acquisizione andava bene, perché stanno arrivando i clienti, e arrivano dicendo «ho visto il video».

In sintesi

La moltiplicazione parte dalla tua conoscenza.

Servono un video lungo, una voce che l'AI ha imparato leggendo ciò che hai già prodotto e un controllo qualità che fai tu. Con questi pezzi un video diventa una decina di contenuti.

Il lavoro sulla strategia economica e sul posizionamento viene prima, perché moltiplicare contenuti in un business che perde clienti riempie un secchio bucato.

Domande frequenti

Posso partire da una call o da un webinar invece che da un video?

Sì. L'agente di moltiplicazione trasforma in post, newsletter e caroselli un video o una call. Nella conoscenza da cui parte, il materiale con più leva sono le trascrizioni e le sessioni.

I contenuti fatti con l'AI si riconoscono?

Sì, quando l'AI comprime e neutralizza: quella cosa piccola, se la leggi, «non la senti più tua, è neutra». La difesa sono le parole e le analogie che usi, con una white list e una black list. I trattini li metto tra le cose da togliere: «ora sono l'indicatore delle AI».

Serve registrare in alta qualità?

Sì. Oltre alla registrazione dello streaming, che perde qualità, una buona tecnica è registrare in parallelo in locale con OBS. Hai due sorgenti che fanno ridondanza, e quella locale ha risoluzione e audio migliori, più lavorabili in orizzontale e in verticale.

Gli short devono portare al video lungo o stare in piedi da soli?

Dipende dall'obiettivo che dai all'editor. Per portare traffico a YouTube gli short stanno molto vicini al video principale. Per i social nativi gli dici di cercare gancio, framework e CTA.

I tool già pronti per moltiplicare contenuti vanno bene?

Sono un pezzo del lavoro, poi te li devi adattare. Il mercato si sta già saturando: moltiplicatori di contenuti e automontaggio ne escono a tonnellate. Oggi montare con le AI è un vantaggio competitivo, tra dodici mesi sarà come usare la macchina da scrivere.

Che cos'è il repurposing dei contenuti?

Raccontare lo stesso concetto nel linguaggio di ogni piattaforma, dall'angolo giusto per quella piattaforma. Come dico io, «è sempre repurposing, che è concettuale».

Quanto tempo serve a regime?

Nel mio caso mezz'ora di agenti più il controllo qualità: un'ora e quaranta per 36 contenuti. Il sistema però va costruito prima, e quella è una fase a parte: nei giorni di test ho speso quasi 500 euro di token.

Devo costruire un sistema complicato per cominciare?

No. Se non hai una conoscenza raccolta in un posto solo, parti dai few shots: gli dai 5, 10, 15 esempi del tuo parlato. È il 20/80, anzi il 10/90 se vuoi. Il flusso dei miei post LinkedIn, che oggi parte dalla mia conoscenza raccolta, sono forse 13 nodi, iperbasico.

Dario Albini

Chi scrive

Dario Albini

Prendo freelance forti nel loro mestiere e gli costruisco intorno il business che si meritano.

Credo nella libertà di vivere secondo i propri termini.

Nel profitto per ricomprarsi il tempo, e nel tempo per diventare ciò che possiamo essere.

Il primo passo

Adesso mettilo a terra

Hai letto la guida. Nel training gratuito ti mostro da dove cominciare, sul tuo prossimo preventivo.

Training gratuito

Il suicidio del monoprezzo

Fai preventivi con un solo prezzo?
Stai perdendo migliaia di euro.

Impara la strategia di pricing che può farti guadagnare 9.000€ in più in un solo anno, senza modificare nulla della tua offerta.

Il suicidio del monoprezzo
9.000€ in più quest'anno, cambiando solo come fai i prezzi.Inizia ora gratis