La mia storia

come ogni freelance può raggiungere la sua isola del tesoro nonostante cadute clamorose.

🏴‍☠️

“Un uomo deve cadere tre volte e rialzarsi quattro volte, prima di completarsi.
Ogni volta che lo fa, sale sulle spalle di chi era prima.”

Sir Francis Drake

Solo un Pirata può introdurre la bio di un altro pirata.
Qui è dove ti faccio salire sulla nave della mia vita, per raccontarti le mie tre grandi cadute e cosa hanno portato.

Non per egocentrismo, ma per dirti quanto ben conosco quel senso di incertezza nel reggere il timone della tua nave, in mezzo a mille tempeste e possibili naufragi.

Seguimi e ti racconterò come ogni freelance può raggiungere la sua isola del tesoro nonostante mari in tempesta e venti avversi.

capitolo

01

Doveva essere l’età dell’oro

Hai mai visto un’agenzia pubblicitaria di Milano ai tempi d’oro?

Io ci sono nato dentro.
Si, lì ho capito cos’avrei fatto da grande.

Erano gli anni ‘80, i miei avevano un’agenzia di in-store promotion.

Avevo si e no 4 anni quando, guardano le tre ragazze al lavoro tra fogli immensi e pareti piene di pennarelli, ebbi un’illuminazione:
“Ma davvero si può essere pagati per disegnare tutto il giorno?”.
Ok, allora non voglio più essere un astronauta, voglio farlo anche io!

20 anni dopo quel Big Bang, sarebbe nata Atabaliba, la mia agenzia di comunicazione e, successivamente, anche The Freelancer’s Island, il primo coworking per creativi d’Italia.

“Figata!” dirai.
Aspetta, perché i casini stanno per iniziare.

capitolo

02

Perdere la rotta

Ho avuto dei genitori eccezionali.

Ma ho pochi ricordi di loro due felici insieme.
Una grande storia d’amore la loro, ma per quel che ricordo, sono sempre stati in conflitto.

Essere soci dell’agenzia di pubblicità, non aiutava di certo.
La mia infanzia non è stata semplice.

La guerra in casa era il preambolo della preoccupazione per il futuro: a causa di questo rebelot, il lavoro dei miei ne stava pagando le conseguenze e agenzia e famiglia avevano preso una spirale dalla quale non sarebbero più uscite.

Così, mentre loro facevano del loro meglio per salvare famiglia e impresa, io sono cresciuto con poca sicurezza in me stesso e con ancor meno serenità.

capitolo

03

Subire o reagire?

É strano, ma in realtà sono grato per quegli anni.

Forse sarà capitato anche a te.
Quando sei sotto la pressione dell’infelicità, senti di avere solo due opzioni: o ti fai schiacciare o evolvi.

Ho optato per la seconda.
La mia infanzia incasinata, mi ha fatto sviluppare tre aspetti del mio mindset che poi mi accompagneranno per tutta la vita, permettendomi di coronare il mio viaggio da Freelance 30 anni dopo.

Quali?

Sono servite altre due grandi crisi per completare il mio percorso di apprendimento, ma posso dirti che il freelance che sono oggi, si è forgiato proprio in quel momento.

capitolo

04

Disagio e rivelazioni

Elementari e medie le ho passate da bambino insicuro.
Il liceo da disadattato.

Non ho mai amato la scuola, né le sue costrizioni.
Il colmo: 15 anni dopo sarei diventato un prof.

Al liceo artistico divento uno smanettone di programmi grafici, internet girava ancora a 56k.

Le mie prime 400 mila lire da freelance: a 16 anni, per la vicina di casa. Aveva aperto un negozio di parrucchiera; le progetto logo, insegne e brand identity.

Non lo sapevo, ma la mia carriera era appena iniziata.
L’anno dopo, provo uno stage in un’agenzia di comunicazione.

Lo stage più breve della storia: ben 2 settimane. Niente, non so stare alle regole degli altri.

La strada è chiara: libertà, autonomia e scelte difficili.

Il primo giorno di scuola. 🤦‍♂️

capitolo

05

Mindset, ginocchiate e santoni

Mi iscrivo allo IED, 3 anni magnifici di studio, baldoria e… lavoro.
Lavoro per l’agenzia che mia mamma ha riaperto dopo la chiusura di quella con mio padre e per altri clienti.

Prima dei 22 anni ho collaborato con nomi del calibro di Auchan, Carrefour, Warner Bros, Regione Lombardia, Bialetti e Coop Italia.

Dopo lo IED scopro due grandi amori: di quelli che ti smuovono dentro e ti definiscono come persona prima e come professionista poi.

Il primo, la Muay Thai. Lo sport da combattimento più antico e violento del mondo.

Perché lo amo? Semplice: è difficile, è solitario ma soprattutto violento, come la ricerca della libertà.

Uno sport che mi ha forgiato il mindset da freelance, insegnandomi resistenza mentale, disciplina e che si ottiene solo quello che ti guadagni.

A 22 anni raccolgo un po’ di soldi dai miei lavori e scappo in Thailandia.
Un mese di allenamenti, vagabondaggi per il paese e incontri semi-legali. Sì, come nei film.

Il viaggio in Thailandia porta il secondo grande amore: viaggiare in solitaria.

Quindi l’anno successivo, non mi lancio in scazzottate nei camp di Chiang Mai, ma prendo il mappamondo e progetto il viaggio più libero, randagio e difficile di sempre.

Dalla Mongolia all’India, via terra.
Cammino per le steppe di Gengis Khan, il deserto del Gobi e l’Himalaya, poi giù giù fino al Gange.
Tutto da solo.

Un viaggio che mi cambia dentro.

Mi fa toccare con mano una cosa che avrebbe cambiato la mia vita e la mia carriera, anni dopo.

Vedere posti incredibili e imparare cose nuove, non aveva senso se poi non veniva ricondiviso.

Ai tempi avevo aperto un blog “Dove sta lo zio?”, per raccontare i miei viaggi alle mie due nipotine.

Ma mentre annotavo le mie storie e scattavo foto, sapevo che lo facevo pensando a quelli che, anni dopo, sarebbero stati i miei figli.

Non lo sapevo ancora, ma quella voglia profonda di ricondividere ciò che di prezioso trovavo, mi avrebbe portato a diventare il mentore per freelance che sono oggi.

In Tibet. Quello sullo sfondo è l’Everest

In Thailandia in un camp di Muay Thai.

In moto sul passo più alto del mondo (5.600 metri) con il mio compagno di avventure Ian.

Il santone incontrato per le strade di Varanasi che mi sterzerà la vita

Il santone e diventare mentore 15 anni dopo

Non mi perdo mai. 

Quella notte però, arrivato in India, mi sono perso. 

Non solo perché l’India ti travolge i sensi… mi sono proprio perso per le strade di Varanasi.

L’ho incontrato in uno di quei vicoli, mentre cercavo la strada giusta. Era un Sadhu, un santone shivaita.

Non conosco il suo nome, lui non ha chiesto il mio, eppure gli è bastato guardarmi per capire che ero alla ricerca di una risposta. Mi stavo scervellando su un contrasto interiore che mi portavo ormai dietro da centinaia di Km.

Non so neanche quanto tempo abbiamo passato a parlare. Anzi, io parlavo, lui mi ascoltava con quello sguardo accogliente e di comprensione che va oltre alle parole, di cui solo gli asiatici sono capaci.

Gli ho raccontato del mio viaggio difficile che avevo deliberatamente scelto di affrontare e di quanto ora, all’ultima tappa, mi sentissi pieno, ricco, centrato e soddisfatto di aver avuto la mia conferma: dovevo essere libero, indipendente e solo, per stare bene.

Ma… c’era un -ma-

Che senso aveva la ricchezza sconfinata che mi portavo dietro, le storie dei luoghi e delle persone conosciute durante il viaggio, la bellezza incontrata, le lezioni imparate… se le tenevo per me?

Era un impatto limitato alla mia personale bolla di perfezione.

“Limitato”. Una parola che fa a testate con la mia natura.

Il santone ascolta.

Quando finisco, mi aspetto chissà quale stupore da parte sua per le mie parole, invece lui sorride, mi da una pacca sulla spalla e se ne esce con un “Yes my friend” (con un mix tra indi-inglese che fa piegare dal ridere).

Ha pronunciato due frasi e, in pochi minuti, ha ribaltato il punto di vista.

Mi disse che ero arrivato lì come un bicchiere pieno, colmo di ricchezza, ma ero un contenitore chiuso. E una cosa chiusa di fatto si può riempire solo fino ad un certo livello, poi è finita li.

“Non devi fare il bicchiere chiuso, fai il canale che scorre. Fai come il Gange, fluisci. Condividi la tua acqua con le terre che incontri lungo il tragitto, ridistribuisci la ricchezza di quello hai imparato lungo il tragitto. Un viaggio non è completo se non lo rimetti in circolo”.

Arricchirmi, Ri-condividere, Impattare.

Nel mezzo ho continuato il mio viaggio sull’onda di questo drive.

Non lo sapevo ancora, ma 15 anni dopo, come fosse stata una profezia, sarebbe arrivato il momento di rimetterli in circolo come mentore freelance.

 

capitolo

06

Vento a favore

Dopo l’Asia le cose decollano.

A due anni dalla laurea, lo IED mi propone di diventare professore.
Con la sindrome dell’Impostore a palla, accetto.
Inizia la mia carriera di insegnante che mi poterà a formare centinaia di studenti.

Pochi mesi dopo, altra conferma.
A 24 anni divento Presidente dell’Associazione Illustratori Italiana.

Infine arriva il momento di scalare la mia carriera come freelance e realizzare la visione di quando ero bambino: apro la mia agenzia.

Nasce Atabaliba Studio, un’agenzia di comunicazione strategica che si basa su un modello più agile e innovativo: il freelancing.

Presidente dell’Associazione Illustratori

capitolo

07

Fallito.

Può sempre andare tutto alla grande?
Anche no.

A braccetto con crescita e soddisfazioni, camminava un disastro inaspettato.

2008: l’economia globale entra in crisi, il settore della comunicazione subisce pesanti tagli e diversi miei clienti chiudono.

Chiude anche il mio principale cliente, lasciandomi un buco di 25.000 €.

Pochi mesi dopo, il secondo colpo, quello che mi manda KO.
Il mio commercialista di allora fa una s***a e mi trovo in mano una cartella dell’INPS di 30.000 €.

Sono tecnicamente fallito.
Crisi globale, clienti debitori, commercialista criminale… che sfiga, penserai.

No.
È stata soprattutto colpa mia.
Lo capirò dopo, ma avevo commesso tre peccati capitali del freelancing (ne parlo qui).

capitolo

08

Migliora o muori

Avevo un passivo di quasi 60.000€.

Mi ci vorranno 7 anni per uscrine fuori e, nel mentre, l’economia è allo sfacelo.

Come ne esco?
Sono incazzato e demoralizzato.

Le Partite IVA non hanno uno straccio di sostegno, la pressione fiscale è alle stelle e il lavoro scarseggia.

Sicuro di voler continuare?

Se pensassi ad un bel posto fisso in un’agenzia che mi salda ogni mese e si smazza tutti i problemi burocratici?

Ci ho pensato un intero pomeriggio.

Due domande mi tormentavano la testa:
Qual è il modo più veloce per riguadagnare i soldi che mi mancano?
Che cos’è che mi rende davvero felice?

La risposta era solo una: facendo il freelance.

Continuo, ma non posso farlo come prima.
Devo diventare migliore (molto).

Studio tutto ciò che c’è da sapere su gestione finanziaria, economica, fiscale.

Mi si apre un mondo su una visione imprenditoriale che prima non immaginavo nemmeno.

E come 20 anni prima, due opzioni.
O lasciarti schiacciare o evolvere.
Anche stavolta scelgo la seconda.

capitolo

09

La notte porta coworking

Tre cose in quel periodo, mi facevano sentire frustrato:

Il cash flow della vita da freelance: imprevedibile, un mese guadagni tanto, un altro niente.

La difficoltà di trovare freelance per la mia agenzia.

La solitudine del lavorare da casa.

Alle 4 del mattino, mi sveglio con un’epifania.

E se aprissi un coworking per creativi?

Boom. Un Win Win.
L’upgrade al
mindset imprenditoriale stava dando i suoi frutti.

Problema.
Non ho soldi per realizzarla.

Ho però un vecchio appartamento di famiglia, abbandonato e in condizioni fatiscenti.
Cavatela da solo, la mia seconda regola.

D’accordo. Lo ristrutturo con le mie mani.
Sembra folle vero? Ma YouTube è pieno di tutorial su come fare il muratore, elettricista, parquettista o il falegname.
Non mancano le informazioni, manca l’esecuzione.
E allora via, non ci sono scuse.

14 ore al giorno, lavoro fino all’esaurimento.

In 24 ore mi divido tra il fare l’operaio, il designer e il docente.

Nel frattempo mi sposo e per la stanchezza accumulata, collasso pure durante il viaggio di nozze.

Un anno di sbattimenti, polvere e cavi elettrici.

Quando il 29 febbraio del 2010 entro nel mio coworking, non avrei mai immaginato che negli anni avvenire:

Vuoi un coworking? Costruiscilo.

capitolo

10

Il successo di un freelance

C***o, ce l’ho fatta.

Il coworking va alla grande, l’agenzia è sempre piena di lavoro, ho saldato il maledetto debito con l’INPS e ho sempre più corsi allo IED.

Guardo il Dario che a 16 anni ha preso il suo primo lavoro e mi rendo conto che:

L’esperienza che ho acquisito in questi anni sul freelancing, è un tesoro inestimabile.

Ora che le acque erano più amichevoli, ecco che il mio antico drive inizia a battermi prepotentemente in testa, quel drive conosciuto 10 anni prima in Asia.

Devo rimettere in circolo quello che ho imparato, ho un bisogno pazzesco di ridare indietro.

Destino vuole che, nel giro di 13 mesi nascono Lila e Noah.

I miei piccoli banditi, il più grande boost di motivazione che abbia mai avuto.
I figli per i quali, 10 anni prima, avevo scattato foto di viaggio.

Rimettere in circolo tutto quello che ho imparato: apro il mio canale Youtube, la pagina Instagram e inizio a raccontare tutto quello che so sul freelancing.

É uno spettacolo.

Mia figlia Lila, nel posto che ho costruito. L’apice della soddisfazione.

capitolo

11

Una caduta ancora, la peggiore

Ti ricordi di Sir Francis Drake? “… cadere tre volte e rialzarsi quattro, prima di completarsi.”

Secondo te potevo saltare il terzo disastro?
E secondo te poteva essere più leggero o perlomeno equiparabile agli altri?

No, è stato il più traumatico e doloroso.
Da un lato la pandemia sconvolge i miei coworking.

Non tanto per le interminabili chiusure, a quelle il mio modello di business flessibile mi permetteva di resistere, ma è il cambio di abitudini e la paura che si legge addosso alle persone.

Non mi è mai interessato tenere i cowo per il guadagno, ma per le persone.
Così però, non mi piace più.

Dall’altro lato il mio matrimonio entra in crisi.
La cosa peggiore: la salute di mio padre si aggrava.

Passo notti a pensare quale sia la cosa migliore per i miei figli, per le mie imprese e per me stesso.

Come al solito, mi rendo conto che la via giusta passa come al solito per la scelta più difficile e solitaria.

Anzi, in questo caso, una serie di scelte.

Decido di separarmi e di chiudere i miei coworking.

Non è facile chiudere un progetto di successo, ma voglio creare qualcosa con ancora più impatto per i freelance. 

In quell’anno cambio tutto quello che non funzionava più: forma fiscale, commercialista, casa.

Nel mentre che la mia separazione attraversa la fase più agguerrita e devo battagliare per poter stare con i miei figli, in un giorno d’estate di luglio, mio padre muore.

L’anno più difficile.

Non mi sono mai sentito così messo a dura prova dalla vita.

Mio padre e io

capitolo

12

Per la conquista del mondo

Le Fenici risorgono dalle ceneri, i pirati attraversano la furia di impetuose tempeste.
Il risultato è uguale: uscirne migliorati.

Sono grato alle mie tempeste.

Mi volto indietro e, sorprendentemente, mi rendo conto del valore e dell’accelerazione che hanno portato alla mia crescita.

D’altronde si sa che dopo le tempeste più furiose, escono le albe più spettacolari.

Oggi ne sono certo: se non avessi affrontato i miei 3 disastrosi naufragi, non avrei mai ottenuto i risultati e i successi di oggi.

Me ne rendo conto ogni giorno, in compagnia della mia famiglia e del mio clan, da mia mamma, a mia sorella, dalla mia compagna, ai banditi. 

Me ne sono accorto quando, nonostante lo sconvolgente anno di ribaltamenti, tra chiusura coworking, pandemia e il pochissimo tempo da poter dedicare al mio lavoro, è stato l’anno in cui ho toccato il record del mio fatturato. 

Lo vedo in ogni istante che passo con i miei figli, mentre crescono finalmente allegri, sereni e sicuri di loro.

L’ho toccato con mano quando ho incontrato Pamy, la compagna che avevo sempre cercato.

E oggi è ora di scalare di nuovo: apro una Holding e la mia SRL.

Nasce AtaImpact, la mia un nuova agenzia.

Sostituisco un coworking che poteva tenere al massimo 20 persone, con l’impatto che posso avere come Mentore di centinaia di freelance.

Un Pirata che ha finalmente raggiunto la sua personale isola del tesoro.

Partito da un logo per il negozio della vicina di casa e finendo con fondare due società con fatturato a 6 cifre. 

Fiero dell’essere umano che sta dietro il freelance: vivo in linea con i miei valori, padrone del mio tempo che passo con le persone che amo e continuando ad esplorare il mondo (sono pur sempre un pirata 😉)

Sono appagato? Si.
Mi Fermo? Col cavolo!

Perché è solo ora e solo in queste condizioni che posso finalmente attuare il mio drive di sempre: dare indietro, rimettere in circolo.

Con i Banditi

La firma per l’apertura della holding

La conquista del mondo
dei freelance 🏴‍☠️

Davanti a questa nuova alba, nasce il mio nuovo progetto: essere il primo e unico mentore pirata per freelance.

Branding, Marketing, Produttività, Organizzazione e Gestione Finanziaria.

Tutte le lezioni che ho imparato tra tempeste, naufragi e successi.

Tutto quello che mi ha permesso di urlare “Terra” e di coronare il mio epico viaggio come freelance.

Tutto quello che mi ha fatto iniziare da un logo per parrucchiera e finire (?) con una holding che fattura a 6 cifre

Non meno importante: il potere sul mio tempo.

Da quando ho iniziato le mentorship, la risposta è stata incredibile.

Decine di freelance hanno già assaporato l’impatto sul loro viaggio, dato dalla mia esperienza.

Cadere 3 volte e rialzarsi 4, per completarsi, come diceva Sir Francis Drake.

Tu, come tutti, affronterai le tue cadute, ma io ti posso affiancare per indicarti la rotta della vittoria.

Ad una condizione: solo se hai una fottuta voglia di conquistare il mondo. 

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