Come far sì che il tuo lavoro piaccia

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Per un freelance e in particolare per un creativo, far sì che proprio lavoro piaccia è fondamentale. Ma ti sei mai chiesto perché ci piace quello che ci piace? Perché ci sono delle cose che apprezziamo e altre che apprezziamo di meno? Secondo te c’è un codice sorgente della bellezza? Qualcosa che possiamo comprendere e hackerare per massimizzare le possibilità che il nostro lavoro piaccia?

Ti do una buona notizia, esiste! È un principio universale che si applica letteralmente a qualsiasi cosa, dalle immagini ai suoni, dalla musica ai i film, dagli oggetti fisici ai servizi.

Adesso ti racconto chi è questo effetto e come funziona, quali sono le basi scientifiche che stanno alla sua base e specialmente come applicarlo sul lavoro per poter avere un vantaggio competitivo.

The mere exposure effect

L’effetto della semplice esposizione è un principio che si applica sia nella psicologia cognitiva che nelle scienze sociali, e afferma che l’esposizione ripetuta a uno stimolo è sufficiente per creare un senso di familiarità e quindi aumentare l’attitudine positiva verso di esso.

In altri termini, ci piace di più quello che vediamo ripetutamente.

Robert Zajonc

L’effetto della semplice esposizione è stato codificato nel 1960 dallo psicologo americano Robert Zajonc, che ha condotto tutta una serie di esperimenti a riguardo.

In uno degli esperimenti mostrava a delle persone delle parole senza senso, delle forme casuali e dei caratteri simil-cinesi, chiedendo ai soggetti coinvolti quale preferissero. Per provare gli effetti della familiarità però, certe forme venivano mostrate più di altre. Alla fine dell’esperimento veniva chiesto ai soggetti quali fossero le loro forme preferite. La stragrande maggioranza espresse una preferenza proprio per tutte quelle forme che avevano visto più di una volta.

Era stato scoperto quindi, che noi esseri umani tendiamo a preferire di gran lunga tutte quelle cose per cui abbiamo già una familiarità.

L’esperimento dello sconosciuto

Da quel momento in poi sono stati fatti tutta una serie di altri esperimenti che hanno confermato la validità della teoria.

Te ne racconto uno in particolare, perché quando vedremo le applicazioni, questo esperimento ci da’ una dritta veramente interessante.

L’esperimento era molto semplice: c’era uno sconosciuto che andava a chiedere un piccolo aiuto ai soggetti interessati in 3 diverse situazioni.

Situazione 1

Nella prima situazione la persona e lo sconosciuto semplicemente non si erano mai viste. A un certo punto lo sconosciuto si avvicinava e gli chiedeva un piccolo aiuto. In questo caso soltanto il 25% delle persone ha deciso di aiutare lo sconosciuto.

Situazione 2

Nel secondo caso invece gli scienziati hanno fatto in modo che la persona e lo sconosciuto avessero modo di conoscersi e di fare una chiacchierata di 10 minuti. In questa seconda situazione la percentuale di persone che hanno deciso di aiutare lo sconosciuto sono schizzate al doppio. Questo ha dimostrato che era sufficiente creare una piccola familiarità per raddoppiare le probabilità che uno sconosciuto venisse aiutato da una persona che non conosceva.

Situazione 3

La terza situazione è invece ancora più interessante, perché la persona e lo sconosciuto sono stati messi nella stessa stanza ma non hanno avuto modo di interagire. A quel punto, dopo un po’ di tempo, lo sconosciuto si avvicinava e chiedeva il solito aiuto. La cosa incredibile è che le percentuali di aiuto conferito sono state identiche alla situazione numero 2 quando invece le persone avevano avuto modo di parlare.

Questo ha portato a una conclusione molto interessante, ed è il fatto che il principio della semplice esposizione non necessita neanche di interazione, è sufficiente la sola presenza per creare familiarità.

Perché la familiarità è importante per noi

Secondo gli studiosi, le origini dello sviluppo dell’importanza della familiarità per noi esseri umani è partito quando facevamo i cacciatori e raccoglitori. Per noi era fondamentale comprende il nostro ambiente e capire se gli animali e le piante che ci stavano attorno potevano essere dei pericoli oppure delle opportunità.

Il nostro cervello quindi ha incominciato a dare grande importanza all’aver visto ripetutamente qualche cosa e questo per un semplice concetto: se quell’animale oppure quella pianta l’avevamo vista per più volte, voleva dire che non ci aveva ancora ucciso.

Come si è evoluto il nostro cervello

Il nostro stesso cervello si è quindi evoluto sia da un punto di vista strutturale che di percezione, per recepire al meglio possibile la familiarità.

Quando vediamo qualcosa di familiare il nostro cervello rilascia ossitocina, che è una molecola collegata con il benessere, con l’empatia e con la formazione dei rapporti sociali. Se invece vediamo qualcosa di non familiare si attiva l’amigdala, che è la parte del cervello deputata, tra le altre cose, al riconoscimento dei pericoli.

Pensa che differenza pazzesca, da un lato ci si attiva una molecola del benessere e dall’altro ci si attiva il radar dei pericoli. Differenza clamorosa!

Come mettere in pratica questo principio

1. Sovraesposizione dei loghi

La prima applicazione è proprio quella di far vedere il più possibile il tuo brand.

Immaginati il momento critico in cui il consumatore si trova davanti a una moltitudine di prodotti tutti quanti uguali, ma a un certo punto vede un logo che riconosce, un logo familiare, secondo te quale sarà il prodotto che alla fine andrà a comprare?

Quindi se hai un marchio, un logo, un sistema di identificazione visiva, sovraesponilo, fallo girare il più possibile.

Maggiore è la familiarità con un logo, maggiore è la possibilità che il cliente poi finisca per scegliere quella società e quel prodotto piuttosto che altri.

2. Sovraesponi il tuo stile

Fai vedere il più possibile il tuo lavoro, il tuo prodotto, o il tuo portfolio. È lo stesso principio del logo, ma in più questo ha a che fare anche con l’importanza del linguaggio personale, dello stile, di quello che ci contraddistingue. Non si tratta soltanto di portare una sovraesposizione al singolo servizio, alla singola immagine e al singolo prodotto, ma di portare una sovraesposizione a quello che è il nostro personalissimo linguaggio, alla firma sul mercato.

Immagina quanto siano riconoscibili gli stili visivi per esempio di Van Gogh. Allo stesso modo nel cinema pensa a Tim Burton. Grazie alla sovraesposizione stilistica, la familiarità, il riconoscimento e la preferenza sono immediati.

Sovraesponi te stesso

Quest’ultima applicazione ha a che fare con l’esperimento dello sconosciuto che abbiamo visto prima. Fai vedere il tuo bel faccione.

È importantissimo rimanere socialmente attivo per creare delle relazioni con le persone. Questo puoi farlo dal vivo, oppure tramite digitale, il principio rimane uguale. Fai in modo di essere presente e a quel punto lì non è neanche necessario fare delle interazioni, è sufficiente esserci.

Questo creerà una familiarità in tutto il tessuto sociale e quindi anche le basi per una futura preferenza.

Conclusioni

Sfruttando tutti e 3 questi canali riusciamo a costruirci un vantaggio competitivo nell’essere in pole position per essere apprezzati.

Spero di esserti stato utile e spero di averti dato uno strumento che possa darti un vero vantaggio competitivo.

Concludo ricordandoti che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che vediamo in continuazione!

E con questo grande principio, caro freelance, andiamo a conquistare il mondo!

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