Come diventare un freelance molto fortunato

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Ti sei mai chiesto come sarebbe stata la tua carriera se fossi stato soltanto un pochino più fortunato? E se ti dicessi che il modello che ci hanno venduto per secoli del destino cieco, impersonificato dalla Dea Bendata che fa accadere così fortune a caso, non è vero?

Esiste un modello molto più potente, una formula matematica che ci permette di fabbricare la nostra propria fortuna.

Jason Roberts e la formula della fortuna

La formula matematica per fabbricare la propria fortuna, l’ha codificata un certo Jason Roberts, che è un imprenditore e un freelance che si occupa di sviluppo.

In realtà però questa formula altro non è che una codifica di una verità molto più antica, ovvero: le opportunità che ci arrivano sono direttamente proporzionali da quanto lavoro di qualità facciamo da un lato, e da quante persone sono a conoscenza di questo lavoro di qualità dall’altra.

Se ad esempio tu sei bravissimo ma non esci mai dalla tua stanza e nessuno sa che esisti e che sei bravo, le probabilità che qualcuno ti chiami per proporti qualcosa di interessante sono pari a zero.

Questo è un concetto semplicissimo, ma estremamente potente, perché va a scardinare quell’archetipo della fortuna che è assolutamente fuori dalla nostra portata. Questo modello implica che noi abbiamo un controllo diretto sulla quantità di fortuna che riceviamo.

Chiaramente non significa che siamo in grado di prevedere il futuro, o di forzare il destino a farci avere esattamente quello che vogliamo, non è questo il principio. Quello che invece possiamo fare è di hackerare il sistema di probabilità della vita in maniera tale che le chance che ci capiti qualcosa di importate saranno a nostro favore.

Come aumentare la superficie dell’area fortunata

Lavorando su i due vettori che sono: quantità di lavoro di qualità e numero di persone che ne sono a conoscenza, quello che facciamo, seguendo la terminologia di Jason Roberts, è di aumentare la superficie della nostra area fortunata.

Immagina la tua area di fortuna come se fosse una gigantesca rete che da un lato è fatto dal quantitativo di cose di qualità che facciamo, e dall’altro dal numero di persone che ne sono a conoscenza. Più aumenti quei due lati, più ovviamente la tua rete diventerà sempre più ampia e quindi diventa sempre più probabile che qualcosa di interessante ci caschi dentro.

Prima di vedere la formula matematica vera e propria e come applicare questo modello, scompattiamo un attimo le due componenti.

1. Lavoro in qualità

Il lavoro di qualità deriva dell’energia che mettiamo in un qualcosa di cui siamo appassionati, perché questo mix magico crea competenze.

Passione + energia = competenza

La competenza in qualsiasi campo di per sé ha un valore intrinseco. Ma non è soltanto questo il punto, c’è di più, ed è il fatto che quando qualcuno fa qualcosa per cui è veramente appassionato, crea un campo gravitazionale che attrae e affascina le altre persone. L’entusiasmo è attrattivo.

2. Quantitativo di persone che ne sono a conoscenza

Questo punto si rifà al concetto di leva. Facciamo un esempio:

se io trovo una persona che è disposta a darmi €1 al mese per le mie competenze, non sono molto ricco. Ma il problema non sta nell’euro, sta nel quantitativo delle persone, perché se invece, anziché trovare una persona ne trovassi 100 mila, a quel punto quell’euro singolo non diventa più così poco.

Con più persone sei in contatto, con più persone riesci a comunicare efficacemente la qualità e la passione per il tuo lavoro, maggiore è il quantitativo di probabilità che andrai a generare.

Aneddoto di Boccioni

Nell’ambiente creativo milanese girava questo aneddoto:

Si dice che il famoso pittore futurista Boccioni fosse andato all’accademia di Brera per fare una conferenza.

Finita la sua conferenza parte il giro di domande, e a un certo punto riceve la domanda di quello che era ritenuto essere il miglior studente dell’accademia, il quale gli chiese come poteva fare per realizzare il suo desiderio più grande, quello di diventare un pittore di fama mondiale.

Boccioni gli chiese allora di raccontargli la sua routine giornaliera. Lo studente inizia a spiegare che lui dedica tutta la sua giornata alla pittura. Si sveglia alla mattina e fin da subito si mette a dipingere, dipinge per tutto il giorno fino a mezzogiorno, poi stacca per un secondo, fa il giro del quartiere per rischiarirsi le idee, e poi torna nell’atelier e continua a dipingere fino a sera e dipinge finché le forze non lo abbandonano.

Boccioni a quel punto gli rispose che stava sbagliando completamente tutto e rivelò una grande verità:“non devi dedicare tutta la tua giornata alla pittura, tu devi dedicare metà della tua giornata a dipingere e l’altra metà a raccontare a tutti che lo sta facendo”.

La Luck Surface Area

La formula per fabbricarsi la fortuna è questa: la fortuna (luck) è uguale al fare (doing), moltiplicato per il raccontare (tell): L = D x T.

Dunque, più fai e a più persone lo dici, più la tua rete di fortuna si allargherà. Se invece fai tanto, ma ne parli poco, la fortuna sarà destinata a diminuire. Lo stesso vale se parli molto, ma in realtà fai poco.

Per capire meglio la portata della potenza di questo concetto ti lascio lo schema della Luck surface area qui sotto.

Conclusioni

Questo secondo me è un concetto pazzesco e potentissimo, ha veramente il potenziale di ribaltare completamente la nostra vita e la nostra carriera.

Da questo momento anche tu hai in mano il modello matematico per forgiare la tua stessa fortuna.

Come sempre, più fortunato che mai, andiamo a conquistare il mondo!

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2. Pensare

 

Scotch = nastro adesivo; Frisbee = disco volante; e tanti altri. Ma pensiamo anche a delle persone fisiche che sono riuscite ad associarsi ad una parola specifica, come Michael Jordan (basketball), Greta Thunberg (ambiente), Pelè (calcio), Picasso (cubismo), Pollock (macchie), e così via. Se tutti questi fossero usciti dalle loro aree di competenza per esplorare nuovi stili, non sarebbero diventati quello che sono. Per non parlare poi di quei personaggi che sono così unici e innovativi da essere diventati loro stessi la parola di riferimento. Un esempio, Tim Burton, il suo stile è così particolare e unico che il suo nome è diventato riferimento stesso del suo stile. Quello che fa è la sua essenza, che è un po’ l’obiettivo ultimo di qualunque creativo, quello di avere uno stile che deriva dal tuo essere

 Se Burton avesse deciso di utilizzare anche altri stili probabilmente non avrebbe avuto lo stesso successo. Conclusioni Questi erano esempi di geni che sono diventati maestri assoluti di uno specifico stile, ma per persone come noi? Non devi per forza diventare il Michelangelo del tuo campo. Quindi cosa puoi fare se senti di voler produrre qualcosa di diverso dal solito e per cui capisci che potrebbe anche avere un mercato? La soluzione è una e una soltanto… Devi creare un altro brand. Perché se decidete di aggiungere cose che non c’entrano con il tuo brand state solo andando a indebolire la vostra unicità nel mercato. E se perdete quella cosa che vi rende unici perché un cliente dovrebbe scegliere voi?

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